23/12/10

AUGURI

Si avvicina la fine di un altro anno ed è il momento di scambiarci gli auguri. E' anche quello in cui si "tirano le somme" di un periodo che si appresta a finire e si formulano nuovi propositi, in vista di un altro che inizia.

 

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Personalmente, credo stia vivendo in una società confusa, nella quale non mi riconosco ed in cui vivo male. Molte delle vicende accadute in questo anno, mettono in dubbio il valore del modello sociale da noi creato.

Un modello, dove l'apparire è più importante dell'essere, dove il consumo è sinonimo di successo, dove l'io prevale sul noi, dove la conflittualità è alla base della vita sociale, dove la poesia è una perdita di tempo, dove la cultura è distrutta, dove i simboli diventano fede ed i princìpi vengono sconfessati.

Sempre più persone vivono uno stato di bisogno, la crisi economica per noi sembra non avere fine, sempre più poveri ed emarginati affollano le nostre città.

Soprattutto, è difficile fantasticare sul futuro perché, semplicemente, quello che si intravede provoca terrore.

Sarebbe bello poter immaginare un mondo nel quale i singoli comportamenti si sono modificati ed il pensare ed agire degli individui non è più basato sugli interessi personali ma è indirizzato al bene comune, in una filosofia globale che investe sugli esseri umani e sul rispetto del pianeta in cui viviamo.

Sarebbe bello immaginare di vivere in un sistema più equo, dove le distanze tra ricchi e poveri non sono infinite, dove la solidarietà, la salute, la cultura ed i diritti umani sono prioritari.

Sarebbe bello ed è quello che mi auguro e che vi auguro: una rinnovata fiducia nel futuro.

Auguri di Buone Feste a tutti.

19/12/10

ATTENTI AI RAGAZZI

Dopo aver pubblicato il precedente post "Attenti Ragazzi", nato sull'emozione suscitata dalla grande manifestazione studentesca del 14 dicembre, quella parte di manifestazione che ho visto sfilare sotto le finestre del mio ufficio, è stato il momento di riflettere su alcuni aspetti della stessa che, secondo me, non sono da sottovalutare.

 

 

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Parlo della violenza che ha infiammato la seconda parte della manifestazione, di cui non sono stato spettatore diretto ma che, come tutti, ho appreso seguendo la cronaca in rete o su qualche notiziario in TV. Ciò che è successo ha provocato un acceso dibattito nel Paese, a volte polemico e antipatico. Un esempio per tutti può essere l'alzata di testa del ministro della difesa, durante la trasmissione Annozero, contro un gruppo di studenti presenti nello stesso studio. Una botta da matto che è stata riprodotta in un infinito numero di video che affollano la rete, con commenti non proprio lusinghieri all'indirizzo dello stesso.

Su quella manifestazione e sugli incidenti che sono seguiti mi sono espresso anche io, lungi dal voler ricordare o imporre "dogmi" o verità che non potessero essere messi in discussione. Ad imporre, bastano i regimi totalitari o tendenzialmente tali. Totalitari come il marxismo ed il nazionalsocialismo, nei quali un capo indiscusso enunciava la regola e imponeva la dottrina, ed ogni dissenso agli stessi era perseguito.  Tendenzialmente totalitari come alcuni sistemi basati sull'attuale liberismo. Anche questi, per molti aspetti diffondono dogmi camuffati dietro il princìpio che la volontà della "maggioranza" sia prevalente. Il berlusconismo, ne è un tipico esempio. Nel tempo, sono state diffuse le regole e la dottrina del capo forte e indiscusso, a cui la maggioranza dell'opinione pubblica si è "piegata", e non è in senso figurato che cito quel gesto. Oggi, l'opposizione ed il dissenso nel nostro Paese sono demonizzati, in nome di una "maggioranza" che pare debba prevalere!! Pare.

Ma non è di questo che vorrei riflettere ma di un altro aspetto delle polemiche che sono seguite alla manifestazione e, in particolare, nel voler individuare un colpevole delle violenze accadute, da perseguire e condannare. Abbiamo assistito a vari dibattiti ed ascoltato gli inviti, da più parti rivolti ai movimenti studenteschi, di dissociarsi da quelle violenze, dichiarazioni peraltro diffuse spontaneamente dagli stessi subito dopo quei fatti. Tutti abbiamo ascoltato le polemiche seguite alla "scarcerazione" dei fermati ed abbiamo saputo dell'intervento degli ispettori del ministro della giustizia che, incredibile, vuole tutelare noi "cittadini"!! Incredibile!!

Il filo conduttore di questi dibattiti e di ciò che sta avvenendo intorno ai manifestanti, secondo me, non solo è sbagliato ma anche pericoloso! Chi si è preoccupato di capirne di più, si sarà reso conto che il "colpevole" non è un gruppo di facinorosi, non sono i fantasmi del "blocco nero" evocati ogni volta che avvengono fatti di guerriglia urbana, non sono gli infiltrati che pure ci saranno stati da ambo le parti. Peraltro, sarebbe ora che si facesse chiarezza sul ruolo e sui compiti degli infiltrati di pubblica sicurezza e sul perché, quando un manifestante viene bloccato e reso inoffensivo, ci siano appartenenti alle forze di polizia che continuino ad infierire sullo stesso con manganelli, schiaffi e minacce verbali.

Chi ha guardato le foto degli incidenti, si sarà reso conto che dietro la "prima linea" che dava l'assalto ai mezzi ed agli uomini di pubblica sicurezza, c'erano migliaia di studenti che "facevano il tifo" e incitavano gli assalitori. La stessa scena, si conferma in tutti i luoghi in cui si sono verificati gli scontri! Quindi, e questa è una prima constatazione che va fatta, non c'è un colpevole o un gruppo di colpevoli. C'è, invece, un movimento, costituito da migliaia di giovani, che ha partecipato attivamente agli scontri o sostenendo gli stessi. Se si "sostiene", significa che si è convinti di ciò che qualcun'altro sta facendo, condividendone le modalità.

Estremamente sbagliato, secondo me, sarebbe limitarsi a condannare questo "genere" di manifestazioni senza porsi la domanda del "perché" delle stesse. Quando un fenomeno come la violenza dilaga così diffusamente, sostenuta o praticata in prima persona, è necessario chiedersi quali siano i motivi che sono alla sua origine e non limitarsi ad evocare "regimi" speciali! La storia insegna che condanne e regimi possono ben poco, quando a ribellarsi è un popolo intero! Individuare i motivi di tale malessere è di vitale importanza, se non vogliamo assistere a nuove, devastanti e più diffuse forme di violenza. Una volta compreso, naturalmente, è necessario rimuovere i motivi che alimentano tale violenza.

Oggi, devo constatare che vasti strati dell'opinione pubblica più che riflettere, alza la voce per condannare. Intendiamoci: sono sempre contro la violenza e sono convinto che perseguire gli stessi scopi con la "ragione" sia possibile. Peraltro, sono anche disposto ad ascoltare chi ritiene che "il dogma del pacifismo" sia morto! Vorrei che gli stessi mi spiegassero come è possibile perseguire la violenza, come sistema di protesta.  Comunque, è indubbio che limitarsi a condannare, ripeto, non solo è sbagliato ma anche pericoloso.

Purtroppo, e questo è ancor peggio di ciò che pensa l'opinione pubblica, chi si sta muovendo su una linea giustizialista e repressiva è l'attuale Governo, sempre più lontano dalla realtà del Paese, chiuso nei suoi palazzi difesi dalla forza pubblica. Un Governo che fa finta di non vedere il malessere che pervade la società, sordo all'insoddisfazione gridata da più parti, incapace di mediare, di ascoltare, di eliminare le "tensioni" che sempre più si diffondono, rimuovendo le cause che generano le stesse, potrebbe essere destabilizzante per l'intero Paese! Le responsabilità di questo Governo sono talmente gravi che sarebbe stupido oltre che inutile negarle e prendersela solamente con chi vuole fare la "rivoluzione" con la violenza.

15/12/10

ATTENTI RAGAZZI

Ieri mattina da una posizione privilegiata, una finestra da cui si vedeva tutta Piazza dei Cinquecento e parte di Via Cavour, ho assistito per quasi tre quarti d'ora allo scorrere del vostro magnifico corteo. Un fiume in piena, interminabile, colorato, rumoroso. Eravate veramente tanti, provenienti da tutte le scuole non solo di Roma. Mentre con un orecchio ascoltavo Rai News che dava notizie sul dibattito alla Camera, sorridevo guardando i vostri volti e mi emozionavo ad ascoltare i vostri slogan gridati all'indirizzo di questo maledetto Governo e della ministra Gelmini! Gridavate la vostra richiesta di certezze, futuro e tranquillità. Protestavate per rivendicare il vostro diritto alla vita!

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Ho provato tenerezza nel vedere i vostri volti innocenti e arrabbiati. Innocenti, per un'età che per molti di voi era veramente distante dalla mia!  Arrabbiati, per una politica corrotta, per un Paese da basso impero, per una scuola che non insegna e non educa, per un sistema sociale che emargina. Vi guardavo e pensavo che noi, noi adulti, abbiamo fallito! Abbiamo costruito un Paese che invecchia e non da ai giovani alcuna prospettiva. Abbiamo ceduto la nostra vita privata, pubblica, politica, economica e culturale ai rappresentanti di cosche, di cricche, di caste e lobby.

Noi adulti, abbiamo chiuso gli occhi e tappato le orecchie, rifiutando di opporci a coloro che costruivano un Paese che non è per i giovani e nel quale, noi adulti, viviamo un malessere dal quale non sappiamo liberarci. Avete sacrosanta ragione a far sentire la vostra rabbia. Ribellatevi, fate la vostra rivoluzione per far saltare il sistema che in ogni campo impedisce a voi giovani di emergere e conquistare un futuro.

Ma, se mi è consentito, vorrei darvi un consiglio: perseguite una rivoluzione non violenta. L'obiettivo di cambiare il costume politico e sociale, l'economia, le regole scritte e anche quelle non scritte, può e deve essere perseguito solamente attraverso quei comportamenti legali, individuali e collettivi, che favoriscono un cambiamento di psicologia, di mentalità, di cultura e di valori morali, in modo da creare le condizioni che favoriscono il mutamento, appunto, del costume politico, sociale e dell'economia di questo Paese amorale ed allo sfascio.

Attenti ragazzi perché è già successo, in passato. Un passato che ha visto le istanze più genuine di un movimento di protesta giovanile, indirizzate verso sbocchi violenti da ideologie fanatiche e cattivi "maestri"! Individuate subito qual'è il confine tra ribellione e violenza e non oltrepassatelo. Quando tra voi cominciano a muoversi gruppi che somigliano "stranamente" a bande criminali addestrate allo scontro fisico ed al pestaggio, "stranamente" a conoscenza delle tattiche di guerriglia urbana e che, ribadisco ancora una volta, "stranamente" agiscono pressocché indisturbate se non tollerate, ragazzi cominciate a preoccuparvi perché tutto questo può significare che è in corso la "delegittimazione" della vostra protesta!

E' già successo in questo incomprensibile Paese che dal ventennio fascista sembra non ne sia mai uscito. Si "costruisce" gradualmente un clima di tensione, così da provocare una reazione ed una sola domanda da parte dell'opinione pubblica: ordine. Si favorisce la destabilizzazione per stabilizzare. Stabilizzare, in questo nostro Paese, spesso ha avuto un solo significato: repressione! Attenti ragazzi, qualcuno potrebbe mandarvi al macello perché nulla cambi. E' un film già visto!

Da parte mia, un adulto, vi prometto che, nel mio piccolo, continuerò ad impegnarmi come ho fatto fino ad ora, anche per dare spazio al vostro mondo giovanile che non vuole rassegnarsi. Siete l'unica speranza di un po di aria fresca, in questo decrepito e corrotto Paese.

12/12/10

TEMPO LIBERO

Pochi giorni fa l'amica Tina ricordava, in un post dal titolo "80 anni e rompe, quando il sempre meno comprensibile Pannella, nel sostenere la legge che innalzava l'età pensionabile, si scagliò contro coloro che potevano andare in pensione a 57 anni, definendoli "i ladri che vanno in pensione a 57 anni e poi non sanno che cazzo fare tutto il giorno". Da quel momento, il Pannella mi risultò particolarmente indigesto e ancor oggi che l'obiettivo della mia "pensione" si allontana e diventa sempre più incerto, nel guardarlo o nell'ascoltarlo provo un fastidio che è viscerale! Che cazzo facciamo? Passa di qua che ti faccio una lista di ciò che si potrebbe fare in "pensione" che neanche i prossimi 100 anni di vita, ti bastano!

Ho approfittato di un personalissimo "ponte" dell'8 dicembre, personalissimo perché necessario per "recuperare" le ore di straordinario non pagate (capito, Pannella??), per dedicarmi ad un sogno! Fare il pensionato! 5 giorni senza l'incubo della sveglia alle 6.20 del mattino, dei 30 chilometri di traffico caotico da affrontare con ogni condizione di tempo, di una tessera da beggiare, di pause pranzo, di colleghi nauseanti, di un lavoro insulso, di un dirigente ignobile, di ore da trascorrere in un baraccone di ministero. 5 giorni padrone del mio tempo al 100% e libero di poter rimandare qualsiasi impegno, preferendo il divano, una buona lettura oppure non far nulla.

CATASTA.jpgIn realtà, più che rimandare, in quei giorni ho impiegato il tempo per fare quelle cose che, normalmente, trascuro per lavorare! Ecco che si è materializzata, in meno di due giorni, una bella catasta di legno di quercia, fatta a pezzi a colpi di ascia. A metà settembre dovetti chiamare d'urgenza una ditta specializzata, per far abbattere una quercia alta circa 10 metri che alla base oscillava! Era una pianta che una decina d'anni fa era stata colpita da un fulmine che spaccò in modo terribile il tronco ed uno dei due rami principali. I proprietari che a quel tempo vivevano nella mia attuale dimora, non fecero nulla per "curarla" e, inevitabilmente, la ferità attirò ogni genere di parassita, tra cui il "rodilegno".

Il rodilegno giallo, è un verme lungo anche 7-8 centimetri e grosso, incredibilmente grosso. Scava delle gallerie all'interno del tronco, minandone la stabilità. Per 3 anni ho provato a combatterlo con prodotti specifici ma, ogni anno, si presentavano nuovamente i segni inequivocabili della sua presenza: segatura alla base del tronco. Due anni fa, feci togliere uno dei due rami principali che era spaccato e feci pulire la ferita del tronco, eliminando tutto il legno vecchio e marcio, per poi sigillarla con uno stucco apposito. Nulla da fare. Quest'anno, alle prime giornate di vento autunnale, mi sono accorto che alla base si muoveva e, quindi, abbatterla è stato inevitabile. La gran quantità di legna che ne ricaverò, riscalderà casa mia il prossimo inverno.

FOGLIE.jpgSempre durante quei magnifici giorni, mi sono dedicato alle foglie secche che coprono il prato. Cominciano a venir giù copiose e, quindi, ho approfittato del tempo bello e asciutto, per raccoglierle e bruciarle. La cenere, ricca di potassio, andrà ad arricchire il mucchio di terriccio ottenuto dal compostaggio dei tagli di prato e di tutti quei residui vegetali derivati dalla pulitura del giardino. Sarà un ottimo terriccio ricco di sostanze organiche e minerali, da spargere sul prato o intorno alle piante da fiore.

RAGU.jpgMa c'è una cosa che nel fine settimana ho voluto fare, al termine di questa magnifica parentesi di riposo. La scorsa settimana l'amico Paolo, del "Giardino di Enzo", aveva raccontato di una ricetta per fare il ragu' che mi aveva incuriosito, perché differiva per alcuni ingredienti a me inediti. C'era, inoltre, una foto di un magnifico tegame ricolmo di quella salsa che solo a guardarla, veniva fame! Detto fatto, sabato mi sono munito di tutto l'occorrente e.... dopo quasi 3 ore, l'alchimia era realizzata. Nettare! Vero e proprio nettare per il palato! Consiglio di prendere nota della ricetta perché è notevole, così come il saggio consiglio da lui fornito e che io caldeggio: una volta a settimana!

A questo punto, per un attimo voglio tornare a Pannella, per rivolgere allo stesso una preghiera: noi non sapremmo cosa fare in pensione? Prova a farti i cazzi tuoi la prossima volta che a come passare il tempo libero, libero soprattutto dal lavoro, ci pensiamo da soli! Poi, voglio dargli un consiglio: tu, semmai, nella prossima vita prova a lavorare, così capirai anche perché per noi la "pensione" è un magnifico traguardo e, soprattutto, prima arriva e meglio è!

09/12/10

A PENSAR MALE...

A PENSAR MALE SI FA PECCATO... MA QUASI SEMPRE CI SI AZZECCA!

 

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Chi desidera approfondire, potrà farlo su IL FATTO QUOTIDIANO anche se, comunque, ne parlano tutti i giornali online. L'alba di una nuova Democrazia Cristiana è vicina! Il Comunismo in Italia è scongiurato! Meno male che il Vaticano.... c'è! Amen!

 

06/12/10

MEGLIO TACERE

Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio - Abraham Lincoln

La morte che si è data Mario Monicelli, sollecita domande personali a cui è difficile dare una risposta. Risposte che dovrebbero arrivare dall'intimo, dalle nostre personali convinzioni, dalla fede che anima la nostra vita, dai princìpi in cui crediamo. Risposte che dovrebbero essere cercate nel silenzio della meditazione. Quel silenzio che, invece, i nostri politici proprio non conoscono! Quegli stessi politici che, nel recente Consiglio dei Ministri del 26 novembre, hanno approvato una direttiva del Ministero della Salute con la quale è stata indetta una "Giornata nazionale degli stati vegetativi". Indovinate in quale data? Il 9 febbraio che, guarda caso, è la data di morte di Eluana Englaro. Si avvicinano le elezioni ed un colpo al cerchio ed uno alla Chiesa, la "botte" della nostra politica, darà i suoi buoni frutti!

Ma non è di etica, biologia, del princìpio di autodeterminazione o della Chiesa che voglio riflettere ma di alcuni commenti "immediatamente" rilasciati dai soliti "rappresentanti del popolo", nel corso di un dibattito svolto alla Camera per commemorare la morte del regista Monicelli.

Per esempio, dell'invito dell'onorevole leghista Erica Rivolta che ha affermato "E’ inaccettabile che da questi banchi si possa fare uno spot sulla libertà di scegliere di lasciarsi morire". E' curioso sentir parlare del sacrosanto valore della vita, da coloro che non spendono una parola per definire "inaccettabili" le morti sul lavoro che fanno del nostro Paese un esempio vergognoso per tutto il mondo civile e moderno. Onorevole, più di 1.000 lavoratori muoiono ogni anno in Italia. I 3 cristi che quotidianamente perdono la vita per mantenere una famiglia e per una vita dignitosa, quando saranno degni della vostra attenzione, con altrettanta passione?

Vale la pena ricordare anche l'accorato appello di un altro onorevole, Paola Binetti dell'Udc, la quale non potendone più ha chiesto "Basta, per piacere, con spot a favore dell’eutanasia partendo da episodi di uomini disperati, perchè Monicelli era stato lasciato solo da famiglia e amici ed il suo è un gesto tremendo di solitudine non di libertà". Onorevole, lei che è così "sensibile" da comprendere la disperazione causata dalla solitudine, quando pensa di dedicare un po del suo prezioso tempo alla solitudine in cui sono stati lasciati tanti piccoli e medi imprenditori che, nel nostro Paese, sono pieni di debiti, con l'acqua alla gola e se non si sono suicidati, com'è già accaduto nell'indifferenza totale da parte vostra, sono seriamente intenzionati a farlo? Mi chiami, ho una lista di amici da suggerirle!

Non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione di far sapere che "c'è anche lui", il Ministro per l'attuazione del programma Gianfranco Rotondi che ha espresso le sue preoccupazioni affermando "Temo che si trasmetta un messaggio non di carità ma di ammiccamento a scelte assolutamente non esemplari, nel senso che non debbono essere un esempio... penso all’impatto che tutto ciò ha sui giovanissimi…". Ministro, è surreale ciò che lei "teme", considerato che il Presidente di quel Consiglio di cui anche lei fa parte, in fatto di messaggi "ammiccanti" e negativi è l'esempio più devastante non solo per i nostri "giovanissimi" ma per il Paese intero. Messaggi che diffonde quotidianamente e di cui si vanta, non avendo nemmeno il buon gusto di nasconderli.

Un altro onorevole leghista, Massimo Polledri, infastidito dai commenti di coloro che provavano a comprendere il gesto di Monicelli, ci risparmia parecchio fastidio stigmatizzando gli stessi in maniera piottosto ermetica "Un elogio del suicidio". Onorevole, se invece di pontificare, lei ed i suoi colleghi seguiste l'esempio di Monicelli dal piano più alto di Montecitorio, tesseremmo lodi infinite alla vostra miserevole storia di parlamentari, ricordandone l'unico gesto "nobile".

Enrico La Loggia, onorevole del PDL, ci fa sapere che "Mai, mai, mai il suicidio ma sempre la speranza, la possibilità di continuare a sperare!" Onorevole, lei ed i suoi colleghi che ci avete privato di ogni speranza, accolga l'invito che ho già rivolto al Polledri, vedrà che tanti italiani cominceranno ad avere nuovamente "speranza" nel domani!

Per concludere, non poteva mancare un altro onorevole del PDL, Rocco Chirlanda, il quale ha affermato "Spero che il suicidio di Monicelli non finisca per costituire un’occasione di mitizzazione di tale approccio alla morte, una sorta di manifesto o la ciclica riproposizione del dibatitto sull’eutanasia". Dibattere sull'eutanasia? Siamo un Paese che rischia di morire per asfissia, provate a discutere di come salvarci invece di diffondere aria fritta! Onorevole, non parli di "mitizzazioni": lei e tutti i suoi colleghi, fate parte di quel partito che è succube di un mito indiscusso e indiscutibile.

La supponenza che oggi esprimono i "rappresentanti del popolo", di rappresentare un’opinione pubblica nella sua totalità, è insopportabile.

02/12/10

SU L'AQUILA E CHI PROTESTA

Ci sono affermazioni che ricorrono spesso negli interventi ai miei post sul terremoto in Abruzzo. E' accaduto anche in occazione del racconto della manifestazione che si è svolta il 20 novembre nella città de l'Aquila. Sono dichiarazioni che ogni volta mi fanno riflettere ma che, sostanzialmente, non riesco a comprendere. Quindi, torno ancora una volta sull'argomento, senza spirito polemico ma solamente perché sono convinto sia utile meditare sulle stesse.

Si afferma, spesso, che l'evento sismico de' l'Aquila è stato "eccezionale". Tale affermazione sollecita una domanda: ma eccezionale, rispetto a cosa? Qual'è la norma da cui il terremoto aquilano ha derogato? L'Italia, è un paese che per il 70% è classificato territorio sismico. Lo stesso sito della Protezione Civile definisce l’Italia come uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo e, sempre a detta della stessa, i terremoti gravi o catastrofici non sono affatto sconosciuti nel nostro Paese.

Dalle prime misure legislative prese dal governo borbonico nel 1783 ed a seguire fino ad oggi, dopo ogni evento catastrofico, sostanzialmente i Governi che si sono succeduti alla guida di questo Paese non hanno fatto una ceppa di tubo per prevenire e mettere in sicurezza il territorio nazionale ed i cittadini che vi risiedono. L'Aquila, è classificata come territorio sismico già da un bel pezzo, eppure sono crollati edifici progettati e costruiti sulla base di quelle norme antisismiche. Non vanno dimenticati i lunghi mesi di avvertimento che hanno preceduto la scossa del 6 aprile, segnali che preoccuparono tutti gli aquilani e solamente loro. Non riesco a considerare "eccezionale" quanto accaduto a l'Aquila.

Non ci riesco, se penso che nel 2006 non fu recepito l'invito dell'INGV di spostare l'Aquila dalla classe 2 di sismicità (media pericolosità) alla classe 1 (alta pericolosità); non posso, se considero che la normativa antisismica viene applicata prevalentemente sulle nuove costruzioni, mentre il deficit di sicurezza è nascosto nelle costruzioni esistenti e per le quali occorrono interventi che vengono ignorati; non posso, perché sono sicuro che è l'inadempienza degli amministratori, la propensione alle frodi nel settore edilizio, l'esistenza di una politica che fa quadrare i conti a forza di condoni che fanno aumentare il deficit di sicurezza.

Non ci riesco, infine, perché penso che in tutti i Paesi che non si definiscono appartenenti al terzo mondo e che sono soggetti a terremoti, si fanno studi e ricerche soprattutto in fatto di "prevenzione". Nei paesi sismici per eccellenza, come il Giappone o lo Stato della California, si costruiscono grattacieli che non vengono giù per un terremoto di magnitudo 6.3. E' possibile, grazie a studi e ricerche, mettere in sicurezza anche edifici così definiti "storici". Basterebbe non vivere in un Paese dove rinvii, condoni e deroghe sono la norma, dove le emergenze sono il normale vivere quotidiano, dove il fottersene è motivo d'orgoglio nonché titolo per governare e certi fenomeni non sarebbe necessario definirli "eccezionali".

Altra questione su cui rifletto spesso: si afferma che questo Governo, per il terremoto in Abruzzo, ha fatto ciò che nessun Governo precedente aveva fatto. Personalmente, non lo metto in dubbi e basta fare una valutazione degli interventi nel breve, medio e lungo termine, per rendersene conto.

E' indubbio che nel "breve termine" l'operare in deroga abbia consentito a circa un terzo della popolazione aquilana di ottenere un tetto sopra la testa. Nel "medio termine", circa 23 mila aquilani sono ancora a carico dello Stato (contributi di autonoma sistemazione, affitti concordati, strutture alberghiere e caserme) mentre si registrano i primi difetti strutturali nelle così dette c.a.s.e., si registrano le prime inchieste per infiltrazioni della criminalità organizzata nella ricostruzione post terremoto della Protezione Civile, si registra un aumento esponenziale dei costi degli affitti, si registra una sempre crescente disoccupazione, si registra il crollo del sistema economico e, cosa non da poco, a due anni dal sisma non esiste un tessuto cittadino e sociale. Nel "lungo termine", infine, probabilmente certificheremo la morte di una città, così come era conosciuta prima del 6 aprile 2009; la perdita di un patrimonio storico ed artistico di inestimabile valore; una devastazione ambientale provocata dai danni del terremoto a cui si sommeranno quelli di una ricostruzione effettuata "in deroga". Infine, costi a carico dello Stato difficilmente quantificabili ma che già oggi, sono enormi. Ora, è lecito denunciare e riflettere su tutto questo oppure il presunto "miracoloso" intervento, taglia le gambe a qualsiasi critica preventiva e postuma?

Sono tante le questioni su cui sarebbe necessario dibattere ma su un'ultima, in particolare, vorrei soffermarmi. Riguarda le "critiche" rivolte a coloro che protestano, anche dal primo momento, colpevoli non solo di "ingratitudine" ma anche di non essere "propositivi". Ho qualche perplessità al riguardo.

Ho spesso partecipato a discussioni dove si dibatteva l'assunto che "lo Stato siamo noi", per dimostrare che "se le cose vanno male" è per la nostra natura disonesta, perché non partecipiamo a quella che è la gestione della cosa pubblica, perché abbiamo la pessima abitudine di delegare gli altri, di dividerci in buoni e cattivi, in destra e sinistra, in campanili e quartieri, salvo poi lamentarci delle decisioni prese da chi, da questa conflittualità, trae profitto governando per proprio tornaconto. Sono, peraltro, pienamente d'accordo con tale pensiero.

Ho anche partecipato a discussioni dove si dibatteva la necessità di tornare ad una "democrazia partecipata", dove il cittadino diventa padrone e gestore della società in cui vive e collabora attivamente con gli individui appartenenti a quella società. Il "politico" persegue gli interessi della società che rappresenta svolgendo la propria attività sulla base degli indirizzi che la stessa fornisce. Argomenti che ho condiviso totalmente.

Alla luce di tutto questo, però, mi chiedo: ma questi magnifici propositi, non valgono per gli aquilani che oggi protestano ed hanno, e come se hanno, proposte che vorrebbero discutere insieme a chi amministra il post terremoto? Non valgono questi concetti per Miss Kappa ed il "popolo delle carriole", per l'Associazione Cittadini per i Cittadini, per il Collettivo 99, per Epicentro Solidale, per coloro che si muovono intorno a l'Aquila Anno 1, per gli associati a La Ciudad, per l'Unione Universitari aquilani, per le volontarie di Terremoto 09 e di tanti altri aquilani?

29/11/10

CORSO DI FORMAZIONE

In attesa di pubblicare un nuovo post su l'Aquila, in fase di limatura, con il quale esporrò alcune riflessioni sui commenti ricevuti nel mio ultimo, sempre sullo stesso argomento, propongo di affrontare la settimana divulgando la notizia di un interessante "Corso di formazione per soli uomini", a me inviata per posta elettronica da un'amica valdostana. Sono felicemente "single" da 24 anni ed anche egregiamente autosufficiente (a sentire le mie amiche), quindi, non interessato alle tematiche proposte. Credo che di "candidati" ideali, tuttavia, ve ne potrebbero essere, considerato che è un corso proposto da "donne"!

CORSO DI FORMAZIONE PER SOLI UOMINI

TEMA DEL CORSO
diventare intelligente quanto una donna, quindi, raggiungere la perfezione.

OBIETTIVO PEDAGOCICO
consentire agli uomini di sviluppare quella parte del cervello della quale ignorano l'esistenza.

PROGRAMMA
4 moduli, di cui uno obbligatorio + 14 temi speciali di approfondimento.

MODULO 1: CORSO BASE OBBLIGATORIO
1.1. come imparare a vivere senza la mamma (2000 ore);
1.2. come comprendere che la mia donna non è mia mamma (350 ore);
1.3. come capire che calcio e formula 1 non sono altro che sport (500 ore).

MODULO 2: VITA A DUE
2.1. come avere bambini senza diventare geloso (50 ore);
2.2. come smettere di dire boiate quando la tua donna riceve i suoi amici (500 ore);
2.3. come vincere la sindrome da telecomando (550 ore);
2.4. come non fare la pipì fuori dal water (100 ore, con esercizi pratici e video);
2.5. come riuscire a soddisfare la tua donna prima che lei cominci a far finta (1500 ore);
2.6. come arrivare fino al cesto dei panni sporchi senza perderti in casa (500 ore);
2.7. come sopravvivere ad un raffreddore senza agonizzare (300 ore).

MODULO 3: TEMPO LIBERO
3.1. come stirare una camicia in meno di due ore (esercizi pratici);
3.2. come digerire senza ruttare, mentre lavi i piatti (esercizi pratici);

MODULO 4: CORSO DI CUCINA
Livello 4.1 (principianti): gli elettrodomestici. Principi base: ON = Acceso, OFF = Spento;
Livello 4.2 (avanzato): far bollire l'acqua prima di aggiungere gli spaghetti. Esercizi pratici: la prima zuppa precotta, senza bruciare la pentola.

TEMI (Causa la complessità e difficoltà dei temi trattati, gli incontri sono limitati ad un massimo di 8 iscritti).

TEMA 1 -  Il ferro da stiro. Dalla lavatrice all'armadio: un processo misterioso.
TEMA 2 - Tu e l'elettricità. Vantaggi economici derivanti dal contattare un tecnico competente per le riparazioni, anche le più basilari;
TEMA 3 - L'ultima scoperta scientifica: cucinare e buttare la spazzatura non provocano né impotenza né tetraplegia (pratica in laboratorio);
TEMA 4 - Perché non è reato regalarle fiori, anche se sei già sposato con lei;
TEMA 5 - Il rotolo di carta igienica. Dimostrazione pratica che la carta igienica non nasce da sola nel portarotolo.
TEMA 6 - Come abbassare la tavoletta del bagno, passo a passo (teleconferenza con l'Università di Harward);
TEMA 7 - Perché non è necessario agitare le lenzuola dopo aver emesso gas intestinali (esercizi di riflessione di coppia);
TEMA 8 - Gli uomini che guidano, se si perdono possono chiedere informazioni ai passanti senza il rischio di sembrare impotenti (testimonianze);
TEMA 9 - La lavatrice: questa grande sconosciuta della casa;
TEMA 10 - E' possibile fare pipì senza schizzare fuori dalla tazza? (dimostrazione e pratica di gruppo);
TEMA 11 - Differenze fondamentali tra il cesto degli indumenti sporchi ed il pavimento (esercizi in laboratorio di musicoterapia);
TEMA 12 - L'uomo nel posto del passeggero: è geneticamente possibile non agitarsi convulsamente mentre lei parcheggia (esercizi pratici).
TEMA 13 - La tazza della colazione al mattino: la tazza non lievita da sé fino alla lavastoviglie. (conferenza del mago Silvan)
TEMA 14 - Comunicazione extrasensoriale: esercizi mentali utili a far si che quando ti si dice che qualcosa è nel cassetto dell'armadio non debba domandare “in quale?
”.

25/11/10

COMMESTIBILE & VELENOSO

Ciò che mi manda letteralmente in bestia è che guardando le immagini riprodotte nel libro, un bel libro illustrato e ricco di schede esplicative, passo dalle certezze ai mille dubbi in una frazione di secondo e, alla fine, è inevitabile che rinunci. Si, perché per ognuno di quelli che vengono classificati come commestibili, ne trovi un altro che differisce per poche e impercettibili caratteristiche che lo rendono, però, devastante: se va bene, te la cavi con una lavanda gastrica e qualche danno al fegato. Altrimenti si può anche morire, senza se e senza ma! Quindi, mi limito a guardarli, fotografarli e qualcuno lo raccolgo anche. Ma oltre non vado.

Sto parlando dei funghi che crescono nel mio giardino che, lo ricordo, è in parte boscoso e, comunque, circondato dai boschi del Parco Naturale dei Castelli Romani. Oggi, ne propongo un primo "assortimento", sperando che qualcuno ne conosca il nome botanico o di uso comune e, soprattutto, mi dica se lo stesso sia mangereccio o no! Bestia, potrei fare delle maccheronate fantastiche con le "quantità" di funghi che vengono fuori e, invece, devo limitarmi a guardarli!

Fungo01.jpg
I funghi della prima foto (foto n. 1) sono fantastici sia per il colore che è arancione nella parte superiore e bianco in quella inferiore sia per le dimensioni. Potrei raccoglierne a chili e crescono ai piedi dei tronchi di quercia, sulla corteccia dell'albero, sovrapposti tra loro e sollevati da terra! Sembrano delle grosse conghiglie, sono carnosi ed hanno un buon odore di "terra" umida e ricca di sostanze in decomposizione. Io, li mangerei volentieri se fossero commestibili perché sono proprio "invitanti".

Fungo02.jpg
Poi, ci sono quelli della seconda foto (foto n.2) che crescono ai margini del prato, in prossimità della zona più boscosa, ricca di foglie in decomposizione. Hanno un bel cappello bianco, diventano alti anche 7 - 8 centimetri, hanno un gambo lungo e carnoso, l'odore è quello tipico dei funghi. Non ne vengono tanti, tuttavia, sono molto invitanti anche questi. Mannaggia l'ignoranza!

Fungo03.jpg
I funghi ritratti nella terza foto (foto n. 3) hanno anche loro un bel cappello ma il colore dello stesso tende al viola sbiadito e nella parte superiore sono presenti delle "macchiettine" più chiare. Sembrerebbe più "bruttino" ma a dar retta al mio benedetto libro, non è la "bellezza" che fa la differenza tra uno mangereccio ed uno che ti manda spedito al camposanto! La parte inferiore del cappello ed il gambo sono bianchi ed anche questi crescono ai margini del prato!

Fungo04.jpg
Infine, per ora, ho raccolto anche quelli della quarta foto (foto n. 4) che sono decisamente bruttini a vedersi. Hanno un cappello molto grande, con le "falde" piegate verso l'alto. Nella parte superiore, lo stesso è grigio violaceo e la parte inferiore sembra "un vellutello" oppure una spugna tendente al giallino. Ha un gambo corto, striato di rosso. Questo, solo a guardarlo, sembra ti dica "...lascia perdere"!!

21/11/10

L'AQUILA CHIAMA ITALIA

L'appuntamento con gli amici che hanno accettato la mia proposta, è alle 10,30' sulla Via Tiburtina. Arriviamo puntuali quasi tutti, il quasi si riferisce alle due amiche che partecipano. Proseguiamo con l'automobile dell'amico, la più grande e comoda tra quelle disponibili, in direzione dell'autostrada Roma-l'Aquila. Il viaggio lo facciamo con calma, c'è tempo e poi piove forte. Prima di uscire dall'autostrada, breve sosta in una stazione di servizio per consumare uno spuntino: paninazzo, birra ed un caffé. Le mie amiche infreddolite, avrebbero preferito un bel pasto caldo ma la promessa che avremmo "recuperato" in serata le ha convinte: paninazzo pure loro. Fa un freddo cane e continua a venir giù acqua, incessantemente!

Il parcheggio lo troviamo lontano da Piazza d'Armi, luogo del raduno, perché è impossibile avvicinarsi alla stessa con una vettura. Per fortuna, ha smesso di piovere ma il freddo è tanto. Ricordo "gite" invernali a l'Aquila, caratterizzate sempre da freddo intenso e qualche volta anche dalla neve. In particolare un capodanno durante il quale, un poco brillo, in Piazza Duomo trovai la sagoma, alta quanto me, di un "angioletto" di legno. La piazza era innevata ed immersa in un'atmosfera magica, presi la sagoma e me ne tornai in albergo! Gli amici provarono a dissuadermi ma non ci fu verso! Chissà cosa mi diceva la "capoccia"? Il mattino dopo, a colazione, fu imbarazzante spiegarne la provenienza! Comunque il gestore dell'albergo, un brav'uomo, si offrì di "riportarlo" dove doveva stare!

Lungo il percorso seguito per raggiungere Piazza d'Armi, mi rendo conto che "di gente" che viene "da fuori" ce ne sta proprio tanta. Avevo già notato un discreto numero di pulman percorrere l'autostrada, esponendo un cartello che riproduceva la locandina della manifestazione. Tuttavia, solamente in mezzo alla folla, scopro che di "lingue" parlate non c'è soltanto l'aquilano! L'impressione è che vi siano tante delegazioni e associazioni dietro la gente con cui camminiamo verso Piazza d'Armi e, poi, il "colpo d'occhio" offre la visione di tanti, tantissimi giovani.

Sotto una pioggia che ha ricominciato a venir giù, raggiungiamo a fatica Piazza d'Armi che la "testa" del corteo si è già mossa in direzione del centro storico de' l'Aquila. Seguendo la folla, ci troviamo anche noi a guardare ciò che la maggior parte degli italiani neanche immagina, abbindolata dalle promesse del Papi, di una classe politica inetta e da media che definire vergognosi è un complimento. Seguiamo il corteo di persone che deve raggiungere Piazza Duomo: di slogan "contro" ne vengono pronunciati tanti, ti tutti i tipi e in tutte le salse ma, tutti, hanno un unico obiettivo: una classe politica inetta.

Raggiunta l'Aquila centro, abbandoniamo il corteo principale in un paio di occasioni, seguendo piccoli gruppi che deviano nelle strade laterali, quelle che insistono nella così detta "zona rossa", malamente "sbarrata" e non presidiata. E' tutto un susseguirsi di impalcature, edifici pericolanti, inagibili, danneggiati, macerie. La nostra, la mia è curiosità: voglio vedere se ciò che racconta il Papi è realtà, è verità. Ma tra noi, ci sono anche aquilani e li sento raccontare del "tizio" che gestiva quel negozio distrutto o del "caio" che in quell'appartamento ha perso moglie e figlia.

E' durante queste "deviazioni" che assistiamo, anche, a scene strazianti: aquilani, spesso di una certa età, che piangono davanti alle loro abitazioni chiuse, danneggiate e pericolanti. Non sono un credente di quelli "canonici" ma se lo fossi, maledirei coloro che causano tutto questo, augurando agli stessi di marcire all'inferno, luogo metafisico che per i "credenti" è deputato, dopo la morte, a gente malvagia! Causare tutto questo, è una malvagità ed io li maledico comunque, augurandomi che prima o poi anche loro possano provare lo stesso sconforto e la stessa angoscia sopportata oggi da tanti aquilani.

La pioggia ed il freddo ci massacrano con costanza e metodo, eppure, vedere tanti giovani gridare slogan con forza e rabbia, improvvisare danze al suono di varie orchestrine, sventolare le tipiche bandiere nere e verdi è un sollievo e riscalda il cuore. Se i loro padri "se ne fottono", persi dietro una quotidianità alienante e alienata, ci sono ancora loro e, quindi, la speranza di poter cambiare "sistema" non è ancora un'illusione! Almeno loro, nonostante tutto, esprimono una forza ed un entusiasmo che i loro padri hanno perso già da parecchio tempo. Altra cosa che procura sollievo, è la completa assenza di simboli di partito. Solamente bandiere verdi e nere... alla faccia di chi afferma che questi "movimenti" sono  strumentalizzati! In barba a chi pensa di averli sconfitti, denigrandoli, facendo ostruzionismo e frapponendo tra loro e l'opinione pubblica un muro di falsità, sono tornate anche le "carriole". Ci sono anche loro nel corteo e sono in tanti. Tanti, come gli striscioni o i cartelli di protesta che sono riuscito a leggere.

Siamo arrivati a Piazza Duomo, stracolma, che è quasi l'imbrunire. Quanti ricordi d'altri tempi, vissuti su quella piazza. Com'è diversa, oggi. Il freddo e la pioggia, unici elementi negativi di questa manifestazione, hanno messo a dura prova la nostra resistenza di cinquantenni. Decidiamo che i vari interventi dal palco, già iniziati, li possiamo anche "saltare"'. Per quel che abbiamo potuto, il nostro sostegno l'abbiamo dato. Torniamo al parcheggio che è parecchio lontano. C'è ancora tanta gente in giro, con cartelli e manifesti.

Le "impressioni" della giornata ce le scambiamo davanti una gran bella polenta con spuntature di maiale, bollente e fumante, ordinata in una calda e accogliente fraschetta di Ariccia! Discutiamo e ci scambiamo opinioni ma, alla fine, ciò che ci unisce è una sola domanda: gli aquilani, ce la faranno a tornare anche loro a quella calda e accogliente quotidianità che una volta era la loro vita? Ma, soprattutto, ce la faremo noi tutti a tornare ad una calda ed accogliente quotidianità?

19/11/10

NON POSSIAMO ACCETTARE

Signor Presidente... penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l'idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant'anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa Istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno, ce ne sono tre, e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessesi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C'è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all'ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l'INPS ha creato con gestione a tassazione separata. Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell'arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati... si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l'anno. Per questo motivo, chiediamo che la Camera si esprima su questo punto e vogliamo davvero dire che non c'è nulla, ma proprio nulla di demagogico in questa nostra proposta.

Il Presidente dichiara aperta la votazione...

Il Presidente comunica i risultati della votazione...

Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261

Hanno votato SI 22
Hanno votato NO 498

La Camera respinge.

Questo è il risultato della votazione nominale, mediante procedimento elettronico, effettuata il 21 settembre 2010 sull'ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5. Il Deputato Antonio Borghesi, dell'Italia dei Valori, aveva proposto l'abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura.

I 22 Onorevoli che hanno votato a favore sono: Barbato, Borghesi, Cambursano, Di Giuseppe, Di Pietro, Di Stanislao, Donati, Evangelisti, Favia, Formisano, Aniello, Messina, Monai, Mura, Paladini, Palagiano, Palomba, Piffari, Porcino, Razzi, Rota, Scilipoti, Zazzera. Per deduzione, oggi gli elettori italiani sanno chi non dovrebbero votare in futuro!
 
Questa è la fonte dati

15/11/10

SEMPRE LUI

Questo Governo è alla frutta! Stiamo aspettando che il naturale evolversi degli eventi istituzionali faccia sprofondare anche loro, la casta che governa, in quella melma maleodorante in cui noi comuni cittadini già navighiamo da tempo, alcuni anche con soddisfazione! Potrebbe sembrare superflua, quindi, qualsiasi ulteriore critica a questo lercio sistema politico e, in particolare, ad alcuni suoi rappresentanti! Invece no. No, non è inutile la critica, perché quando poi inizierà la campagna elettorale, la storia di certi figuri bisognerà ricordarsela, come le bufale che hanno rifilato ai loro elettori! I loro, perché io non li avrei votati neanche sotto tortura!

brunetta.jpgNo, non è inutile la critica, perché come impiegato statale non posso dimenticare ciò che i supporters dell'ordine e della disciplina hanno chiesto ad alcuni rappresentanti di questo governo, affidando le loro frustrazioni esistenziali a chi ha fatto dell'offesa ad una determinata categoria di lavoratori, la mia, una normale dialettica politica, esaltando le già becere definizioni usate dal popolino! Mi riferisco a sua altezza il ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, pomposa definizione del nulla, incaricato di mettere in riga noi nullafacenti! Salvo poi non notare affatto da che pulpito arrivava non solamente la predica ma pure l'esempio! Ho già avuto modo, in passato, di esprimere perplessità ed opinioni sul ministrello che, tuttavia, non finisce mai di meravigliare e nauseare!

L'ultima trovata dello stesso, è quella di aver usato un sito istituzionale, come lo è quello del dicastero che rappresenta, per affari privati che con lo scopo del sito non hanno nulla a che fare! Per giunta, gli affari privati risalgono ad un periodo in cui neanche era ministro ma pare che, secondo una recente inchiesta de l'Espresso, fosse coinvolto in affari di passera e droga!! Provare per credere: http://www.innovazionepa.gov.it/comunicazione/notizie/2010/novembre/11-11-2010-brunetta-replica-a-l-espresso.aspx

E' il solito ministrello che predica bene e razzola male! A noi nullafacenti, come si sedette sul trono ricordò immediatamente che non si possono utilizzare la posta elettronica ed i collegamenti istituzionali a internet, per chattare, andare su facebook e, insomma, fare tutte quelle cose che con gli scopi istituzionali non hanno nulla a che vedere! Giusto pure, mi vien da dire! Sacrosanto!

Ora, però, mi viene spontaneo chiedere a coloro che parlano e sparlano di noi lavativi: un Ministro della Repubblica può usare un sito web istituzionale e le risorse umane e tecnologiche necessario per gestirlo, risorse che paghiamo noi tutti, per finalità personali come lo è quella di difendersi da una campagna stampa che riguarda, peraltro, episodi risalenti ad un tempo nel quale non era neppure sua altezza il ministro?

Se non può usarlo, siamo d'accordo che tutto questo rientra nel reato di peculato? Siamo d'accordo che i costi di questa bella trovata dovrebbero essere oggetto di un bel controllo da parte della Corte dei Conti? Se tutto questo è vero, siamo d'accordo o no che sua altezza il ministrello non solo ha preso in giro coloro che lo hanno votato ma anche che dovrebbe PAGARE, almeno stavolta? Si, almeno stavolta perché, poi, non è nuovo a questo uso improprio di strumenti istituzionali. Già a settembre dello scorso anno, replicò sempre ad un articolo de l'Espresso che parlava dell'azione di governo del ministrello in tono critico, sempre utilizzando il sito del ministero che rappresenta! Inoltre, lo stesso ha fatto pubblicare e tiene aggiornata, sempre sul sito istituzionale, una pagina web con la raccolta di tutte le vignette satiriche pubblicate dai media che in vario modo lo prendono in giro!

Sua altezza il ministrello, dimentica che è anche lui un nostro dipendente, un dipendente di tutti, un pubblico impiegato che quando usa strumenti delle istituzioni come un sito web o un collegamento ad internet, dovrebbe dare l'esempio, soprattutto perché emana certe circolari o direttive dando libero sfogo a tutta la rabbia compressa in quei pochi centimentri di sua altezza! Pochi centimetri che ci sono costati già un patrimonio: dal 1983 vive ininterrottamente sotto scorta, a causa del contenuto delle consulenze da lui prestate, all'epoca, al Ministero del Lavoro e che gli valsero l'interessamento da parte delle Brigate Rosse. Da allora, BR o non BR, noi paghiamo una scorta a questo fior fiore di ministro!

Meditate gente, meditate! Soprattutto quel 26,5% che secondo i sondaggi ancora esprime gradimento per il Berlusca ed il suo governo! Roba da non crederci! C'è ancora qualcuno che gradisce l'olezzo di fogna che vien fuori da Palazzo Chigi!

Prossimamente, si tornerà alle urne! Tutto questo fior fiore di poliltici che ci rappresenta, farebbe la fame se il popolo si ricordasse, quando entra in una cabina elettorale, di collegare la mano che sigla la preferenza, al cervello!

08/11/10

RICORDI

Ogni giorno, seguendo il percorso che da casa mi porta in ufficio e viceversa, è inevitabile che giri lo sguardo verso quel grosso edificio. Spicca da dietro le mura di cinta, maestoso! E' sempre là, come nell'oramai lontano 8 gennaio del 1978, quando lo vidi per la prima volta, immenso, con le sue finestre ed i suoi balconi senza imposte, un blocco di cemento rivestito di legno, 8 piani da 4 metri l'uno, un terrazzo da cui si dominava tutta Roma, massiccio, terribile. Prima di quella data, erano stati i racconti di mio padre a farmelo immaginare, lo aveva affrontato prima di me. Neanche lontanamente avevo vagheggiato ciò che scoprii quell'8 gennaio di tanti anni fa!

VVF01.jpgE' il "Castello di manovra", così viene chiamato, l'edificio che 1.300 giovani come me affrontarono quotidianamente, per tre mesi, durante l'80° Corso per Allievi Vigili Volontari Ausiliari, scalandolo o gettandosi nel vuoto dallo stesso, usando scale di ogni tipo, corde, scivoli e teli, con l'unico obiettivo di diventare Vigili del Fuoco volontari ausiliari oppure... proseguire la "naia" nell'esercito! Un disonore per un "aspirante" Vigile del Fuoco, seppur ausiliario! Parecchi furono immediatamente fermati dalle vertigini che la passeggiata di 5 metri sulla "barra da equilibrio" provocava. Fissata all'interno del Castello di manovra, al terzo piano, era la prima prova da affrontare! Due piani sotto c'era la "rete" di protezione ma quando sei assalito dal panico, non vedi più nulla! Altri ancora, furono sconfitti dalla scala italiana, dall'autoscala oppure dalle corde, dai salti nei teli, dal senso di claustrofobia provocato dal tunnel del fumo, tutte prove "attitudinali" obbligatorie. Se non finivi all'ospedale, tornavi all'esercito!

La paura era giustificata perché è un sano "antidoto" alle sciocchezze. Poteva essere vinta, con l'addestramento e tanto "lavoro mentale". Il panico provocato da vertigine o claustrofobia, invece, non era tollerato e una volta manifestato, finiva l'avventura! Se torno indietro a quei tre mesi, ricordo che feci "lavoro mentale" ogni volta che, per la prima volta, affrontavo un nuovo tipo di addestramento! Lasciarsi andare su uno scivolo di canapa agganciato al quinto piano del Castello, non era impresa da poco se guardavi l'estremità opposta dello stesso, tenuta da una decina di tuoi compagni, e ti sembrava troppo piccolo per contenere la tua corsa... altro che montagne russe! E guai a poggiare le mani sul telo, per paura di "andar fuori" e precipitare nel vuoto! A quella velocità, ti procuravi ustioni che ti mandavano all'ospedale! C'è chi quel "volo" lo ha fatto dal terrazzo, con il telo agganciato al sesto piano e compiendo anche il "salto mortale", prima di atterrare sullo stesso e scivolare verso terra! Follia o coraggio... non saprei!

Altro salto da "brivido" era quello che doveva essere fatto dal terzo piano, per atterrare sopra un telo rotondo. La prima volta, mi chiesi se sarei mai riuscito a cadere "di culo" su quello che, per grandezza, sembrava un fazzoletto tenuto da una quindicina di compagni! Lo centrai. Poi, altra prova terribile fu la scala italiana, quella di legno fatta con "4 pezzi" che si montano tra loro, ad incastro... no, non a terra come fanno gli operai dell'Enel!! Guardatevi il video che ho trovato in rete e capirete!

E poi, scale a ganci, scale fatte di corda oppure automatiche, funi, tunnel invasi di fumo e da attraversare con le maschere antigas... ma alla fine, il Castello fu sconfitto! Feci ciò che era "obbligatorio" ma anche qualcosa in più, tant'è che conquistai un posto nel gruppo che avrebbe svolto lo spettacolo di esercizi "professionali", per il saggio di fine corso. Della manifestazione, era il momento più bello ed atteso dal pubblico che assisteva allo stesso, in genere costituito da genitori, fidanzate, parenti e amici... più, le solite autorità! L'ultimo mese di corso, i militari dei Granatieri di Sardegna che "curavano", un paio di ore al giorno, anche il nostro noiosissimo addestramento militare, non mi videro più. Ero al Castello che saltavo o scalavo, mentre i miei compagni marciavano avanti e indietro, per la "parata" che avrebbe anticipato lo spettacolo vero e proprio! Il nostro!

VVF02.jpgFui destinato allo spettacolo svolto con le funi e feci la "discesa con corde parallele", dal quarto piano del Castello. In tre, ognuno in piedi su un davanzale e muniti di una giacca con la parte ascellare rinforzata con tessuto di canapa, dovevamo afferrare due funi parallele agganciate al quinto piano, passarne ognuna sotto un'ascella e poi sopra al braccio, stringere gli stessi al corpo, piegandole e congiungendo le mani. Iniziava quello più in alto e poi gli altri due, più sotto. Ad un cenno dell'istruttore, 6 compagni che erano a terra, afferravano le due corde e si allontanavano dal Castello, tendendole e... tirandoci fuori dal davanzale. Rimanevamo fermi alcuni istanti, stringendo le braccia e rimanendo sospesi nel vuoto. Poi, contemporaneamente ad altri compagni calati dalle finestre con funi, che scendevano scale di corda o che si gettavano nel vuoto aggangiati a due funi divaricate, noi iniziavamo una lenta discesa verso terra, allentando un poco le braccia dal corpo, in modo da scivolare sulla fune!

Ricordo ancora con orgoglio quel giorno, fu fantastico! Il pubblico che seguiva con il fiato sospeso l'esecuzione dei vari esercizi, il grido di spavento che si levò quando vennero giù, come missili, quelli che si erano buttati agganciati alle corde divaricate, l'attesa che tutti arrivassero a terra e poi... l'applauso scrosciante! Spesso, seguendo il percorso che da casa mi porta in ufficio e viceversa, guardando quel terribile edificio chiamato "Castello di manovra", sono assalito da ricordi come questo ma anche da tanti altri, relativi a quell'anno vissuto da "Vigile del Fuoco ausiliario" e dallo spirito con cui vissi quell'intero anno della mia vita.

02/11/10

FORSE E' IL CATTIVO TEMPO

Forse è il cattivo tempo che in questo lungo fine settimana, caratterizzato anche da un lunedì di festa, costringe a stare chiusi in casa. Da una finestra vedo gli alberi scossi da un vento impetuoso che sembra quasi ululare! Foglie secche strappate dai rami e trasportate dal vento, coprono il prato. Rami spezzati, sono sparsi ovunque. Ogni tanto, si manifesta un violento temporale. Sono tre giorni che va avanti così. Si avvicina il lungo e freddo inverno ed io, non lo sopporto. Provo a programmare, mentalmente, i lavori che sarà necessario fare durante l'inverno, immaginando ciò che otterrò all'arrivo della prossima primavera ma non basta.

Forse è il libro che sto leggendo, approfittando del forzato confinamento in casa: Vaticano S.p.A., scritto da Gianluigi Nuzzi. Un lungo dossier, ricavato dall'archivio segreto di Monsignor Dardozzi, finito nelle mani di un giornalista coraggioso che ha ricostruito gli scandali finanziari e politici che hanno interessato il Vaticano e la sua banca, lo IOR, nell'epoca di "Mani pulite" e della caduta della prima Repubblica. Scandali di "miliardi" di lire! Scandali che hanno un nome: fondi neri, mafia e politica corrotta. Scandali che si ripropongono oggi, quasi identici, ignorati da un'opinione pubblica molto "preoccupata" per un giornalista vittima di un "presunto" attentato oppure per un rappresentante della maggioranza che ha ricevuto un "presunto" pugno in faccia ma che ignora o finge di non vedere ciò che viene attuato nel nome di Dio. Chiudo il libro ma non basta.

Forse è ciò che ho scritto nel mio ultimo post su "l'Aquila". Ho espresso una mia opinione su alcune notizie difficilmente rintracciabili o completamente assenti nei consueti "circuiti" mediatici! Non tutti sono d'accordo ma sono convinto che anche chi non "condivide", abbia le sue sacrosante ragioni. Sarebbe assurdo negare il mio stesso diritto ad avere un'opinione! Però, non posso fare a meno di pensare che gli stessi "circuiti" mediatici che non raccontano, stanno ignorando che proprio in questi giorni la Magistratura ha scoperto alcuni collegamenti tra la ndrangheta e due ditte che si sono aggiudicate appalti della Protezione Civile, per la ricostruzione post terremoto. "Presumere" che sia pretestuosa la protesta di alcuni aquilani è un diritto che comporta un grande sforzo nel riconoscerlo! Smetto di pensare ai terremotati ma non basta.

Forse è ciò che ho ascoltato nell'ultimo TG, a proposito del solito puttanaio di governo che, tra l'altro, pago io! Una storia che ci rende ridicoli e volgari agli occhi del mondo. Una storia che dipinge il nostro Paese sempre più squallido, meschino, ipocrita. Provoca nausea ascoltare le argomentazioni a "difesa", oltre ogni limite di decenza, pronunciate da alcuni rappresentanti della maggioranza, come quel ministro che "smentisce" i suoi stessi dipendenti: i poliziotti! Provoca sconcerto sentire chi si indigna per "la fuga di notizie" e non per lo tsunami di merda che sta sommergendo tutto il Paese. Provoca disgusto sentire quel rappresentante dell'italietta che si arroga il diritto di sentirsi "migliore" di un'altra parte del Paese, più vicina all'Africa secondo loro, più mafiosa secondo loro, più sporca di monnezza secondo loro, affermare davanti ai cronisti: "... mi pare non ci sia niente di penale però è chiaro che Berlusconi poteva farlo fare ad altri. Chiamava me (mister Bossi, per chi non l'avesse capito), chiamava Maroni...." Provo a spegnere il televisore ma non basta.

Non basta. Sono pervaso da irrefrenabile rabbia, generata dal constatare che tutto questo frastuono osceno serve a nascondere, comunque, la nuova indagine di alcuni Pubblici Ministeri di Roma sui Berlusconi, padre e figlio, per una frode fiscale da 16 milioni di euro. Serve a nascondere che in questo Paese vi sono operai volontariamente autoreclusi nell’isola dell’Asinara da quasi 250 giorni, per difendere il loro diritto a "lavorare". Serve a nascondere il fallimento dei "miracoli" che questo Governo dice di aver realizzato in un Paese che è completamente allo sfascio e dove realtà come l'Aquila e la Campania diventeranno, molto presto, anche la realtà quotidiana di chi vive a centinaia di chilometri da quei luoghi. Serve a nascondere leggi e leggine che quotidianamente smantellano lo stato sociale, i diritti, la cultura ed ogni altra forma di convivenza civile nel nostro Paese.

Pare che non freghi niente a nessuno di tutto questo, soprattutto a coloro che sono chiamati a sopportare "sacrifici necessari", per il bene del Paese! Intanto, l'occhio mi cade sul giornale e scopro che il sindaco di Capizzone (provincia di Bergamo) è tempestivamente intervenuto per far arrestare due "marocchini" che si erano introdotti in una discarica di rifiuti differenziati e frugavano tra vecchi computer, nel cassone del materiale elettronico, sperando di trovare qualcosa di funzionante da rivendere. I carabinieri, hanno arrestato i due immigrati con l'accusa di furto aggravato.

Certo che se si fossero chiamati Ruby e Sissy ed avessero "praticato" il Bunga Bunga... oggi, in questa nostra Repubblica del Bunga Bunga starebbero facendo tutt'altra vita! Magari, starebbero festeggiando a Villa Certosa e un domani, chissà, tra Palazzo Chigi e il Parlamento, insieme a papponi e mafiosi! Chiudo anche il giornale ma non basta.

Vorrei vivere in un altro Paese! In Italia, sono veramente troppi gli idioti che pensano che il "Premier" sia un perseguitato!

26/10/10

E L'AQUILA?

Mi sembra chiaro! Rappresenta ciò che la politica persegue, già da tempo, nel nostro Paese! Se si preferisce, perché più chiaro, capovolgo il concetto: l'Aquila poteva essere ciò che la politica non vuole si realizzi nel nostro Paese! Si, poi l'Aquila sono anche numeri: a 19 mesi dal sisma, due terzi della popolazione si è dovuta "arrangiare" oppure è ancora "assistita"; un terzo ha ricevuto un alloggio in una città dormitorio che già mostra i primi segni di deterioramento, realizzata senza alcun equilibrio sociale ed urbanistico ed edificata su un territorio "naturale" che, tra qualche anno, sapremo essere stato stravolto per sempre e in modo irreversibile; ancora, più di 700 studenti mancano all'appello nei nuovi istituti scolastici realizzati, il che significa che tante famiglie "giovani" hanno abbandonato l'Aquila; la città, quella "storica", è ancora un agglomerato di edifici pericolanti o crollati, sbarrata ai cittadini e presidiata da esercito e polizia.

Aquila.jpg

I tanti "numeri" del terremoto sono come un dito accusatore puntato contro un Governo che ha speculato su una tragedia, spacciando per "miracolo" ciò che era dovuto; sono la prova del fallimento, per incapacità, di una certa politica; sono la mancanza di fondi per la ricostruzione, nonostante le promesse; sono le nomine di commissari, sub commissari e vice-commissario che non portano a nulla; sono le difficoltà dell’Università; sono le preoccupazioni dei giovani; sono un'economia distrutta. Ma c'è dell'altro che emerge dalle macerie del terremoto, più nascosto e molto più infido! 

Il dopo-terremoto aquilano, superata la prima fase di emergenza, ha visto molti comuni cittadini cercare un "confronto" sia con i responsabili della "protezione civile" incaricati di affrontare la fase emergenziale sia, scomparsa questa, con quelli degli Enti locali coinvolti nell'opera di ricostruzione vera e propria. Chi ha seguito costantemente la storia dei Comuni colpiti dal sisma, dopo quel 6 aprile 2009, ha assistito alla nascita di un numero considerevole di "associazioni" e di "movimenti", composti da semplici cittadini ma anche da "tecnici" specializzati, che chiedevano di collaborare con le Istituzioni, desiderosi di contribuire al "progetto" di ricostruzione post-terremoto.

La stragrande maggioranza si proponeva senza significato di appartenenza partitica e, tutte, pur riconoscendo l'importanza delle tante competenze ed energie che dall’esterno della città sarebbero potute intervenire, consideravano sia un diritto sia un dovere essere artefici del proprio destino futuro, rifiutando qualsiasi intervento piovuto dall’alto oppure ideato e realizzato esclusivamente da competenze e manovalanze esterne. La più nota, quanto meno per le critiche vigliacche cui fu oggetto, è il movimento così detto "popolo delle carriole". Ma ve ne sono molte altre. Bene! Come è andata a finire? Appunto, con le critiche vigliacche! E anche, non bisogna dimenticarlo, con qualche manganellata.

Associazioni e comitati, nel migliore dei casi sono rimasti inascoltati, quando non criticati aspramente, montando verso gli stessi campagne diffamatorie e contrastando con qualsiasi mezzo le occasioni di aggregazione e confronto della cittadinanza. Inoltre, si è cercato di creare il "vuoto" intorno alle stesse, complici la rassegnazione ed il disinteresse "atavico" di tanti cittadini. I media, infine, se nell'immediatezza della tragedia offrirono il volgare spettacolo della ricerca del macabro e della sollecitazione dell'emozione, dopo ignorarono, a volte complici del potere politico, di seguire la storia del post-terremoto. Aver militarizzato le città, ha completato l'opera di isolamento, perseguita fin dall'inizio.

La vita degli aquilani è ferma a quel 6 aprile del 2009. Il giorno prima c'era la casa, il lavoro, gli affetti, le amicizie, il teatro, il cinema, un centro storico dove incontrare gli amici, le vetrine dei negozi da guardare durante la passeggiata, le chiese... il giorno dopo, nulla di tutto questo. Oggi, problemi che si sono moltiplicati ed ingigantiti. A leggere ciò che i media non dicono, si scopre che la qualità della vita è desolante. Manca la città, intesa come luogo di appartenenza e convivenza civile.

La cittadinanza, intesa come complesso di cittadini, è dispersa in un vasto territorio, tra alloggi di "fortuna" e agglomerati di realtà ghettizzanti, distanti gli uni dagli altri, impossibilitati a coltivare rapporti umani. Il Comune de' l'Aquila, non ha più neanche la tenda che fino a poco tempo fa veniva usata per le riunioni della cittadinanza, per favorire i confronti di idee, per salvare la socializzazione. E' stata smonata in fretta e furia ed il Comune, alla richiesta dei cittadini, ha risposto che la tenda dovevano procurarsela, autofinanziandosi.

A me, sembra chiaro il motivo di tutto ciò: i cittadini devono star "tranquilli", va impedito loro di esercitare il diritto di rivendicare una vita decente, di essere informati e, soprattutto, di chiedere chiarezza e trasparenza su ciò che si sta decidendo sulle loro teste, partecipando attivamente alla ricostruzione della loro città e del loro futuro.

Questo è l'aspetto meno apparente del terremoto de' l'Aquila, cui accennavo all'inizio. Rivela ciò che di più nascosto ed infido persegue l'attuale politica: tenere lontano il cittadino comune dalla gestione della "cosa pubblica", mantenerlo costantemente all'oscuro di ciò che fa il "vertice", manovrarlo a proprio piacimento e disporne solamente quando "serve". Gli aquilani, non sanno cosa viene deciso del loro futuro ma, soprattutto, non sanno se il loro futuro diventerà realtà tra 5, 10, 100 anni!

Hanno rubato il loro futuro. Ma non sono solamente gli "aquilani" le vittime! A l'Aquila, il "mezzo" per perseguire i propri scopi, la politica l'ha trovato nel terremoto! Nel resto del Paese, sta usando altri "mezzi" ma il risultato è lo stesso. Pensate, per esempio, al continuo procrastinare l'età pensionabile! Oppure, costringere vasti strati sociali a vivere nella precarietà! Ci stanno rubando il "futuro" e nessuno sembra preoccuparsene... nonostante l'Aquila!

20/10/10

MANIPOLAZIONE MEDIATICA

Pochi giorni fa mi sono imbattuto in un post che ha suscitato il mio interesse, in modo particolare. Il titolo dello stesso era "Manipolazione Mediatica" ed era stato pubblicato da Giorgio Bargna nel sul blog "Giorgio libero pensiero", il cui link trovate nella mia lista "Torre di Babele". Giorgio, come lui stesso dichiara, pubblica nel blog le sue "idee politiche ma non solo". E', infatti, impegnato "attivamente" in una lista civica della città in cui vive e diffonde, attraverso i suoi post, i principi della "democrazia diretta" e del "federalismo". Lo seguo perché a me ha consentito di fare chiarezza su questi argomenti. A volte non ci troviamo d'accordo su alcuni "pensieri" ma ciò non toglie che sia un valido e capace interlocutore nonché fonte continua di riflessioni. Infine, non è "comunista" e questo dovrebbe tranquillizzare coloro che, spesso, bollano certe riflessioni come "tipiche di una certa sinistra salottiera"!

RINCO.jpgLe riflessione, per esempio, più volte sviluppate sul ruolo dei media nella nostra società. Non mi dilungo oltre con pensieri personali ma riproduco, integralmente, alcuni punti del post di Giorgio, nei quali si tratta della "manipolazione mediatica", attuata da Noam Chomsky, filosofo e teorico della comunicazione statunitense. Vi consiglio di leggerlo attentamente, anche se un po lungo. Credo sia anche necessario diffonderlo ma, per questo, posso solamente invitare chi legge, a fare altrettanto. E' un pensiero già discusso qua in rete e credo sia indispensabile rendersi conto della "situazione" anche su basi... non solamente "umorali"!

1 – La strategia della distrazione

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali.

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione

Questo metodo è anche chiamato "problema – reazione – soluzione". Si crea un problema, una "situazione" che produrrà una determinata reazione nel pubblico, in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come "dolorosa e necessaria" guadagnando in quel momento il consenso della gente per un'applicazione futura. È più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che "tutto andrà meglio domani" e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all'idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini

La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno.

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione

Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni o per indurre comportamenti.

7 – Mantenere la gente nell'ignoranza e nella mediocrità

Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori.

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.

9 – Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all'individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie, a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l'inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il "sistema" ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell'essere umano sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l'individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

17/10/10

HANNO TOPPATO

Oggi, possiamo tranquillamente affermare che il ministro leghista "all'interno" ed il suo collega "del lavoro", hanno toppato! La manifestazione dei metalmeccanici c'è stata e la partecipazione è stata grande. E' stata popolare, alla stessa non hanno partecipato solamente i metalmeccanici ma anche tantissimi studenti, associazioni e semplici cittadini. Vendola, di cui ho seguito l'intervento su Sky TG, ha ricevuto le solite ovazioni mentre il "Bersani" non si è fatto vedere!! Ma, soprattutto, la manifestazione è stata pacifica, smentendo le "cassandre" del governo.

Come si dice a Roma, i ministri "hanno toppato alla grande!!". Credo sia la risposta più "forte" che il popolo dei lavoratori potesse dare a coloro che avevano lanciato l'allarme per possibili infiltrazioni e violenze estremiste nel corteo: i ministri Maroni e Sacconi.

SCIOPERO 1.jpgIl ministro leghista, peraltro, risulta veramente comico! In maniera inquietante! Riesce a far giungere in uno stadio di calcio del nostro Paese, praticamente indisturbati e ignorando ben due "informative" nonché parecchi timori sollevati da più parti, un gruppo parecchio nutrito composto da ex militari mercenari, estremisti nazionalisti e teppisti della peggior razza, partiti da un paese chiamato Serbia e che, una volta entrati nello stadio, scatenano il finimondo... però, alla vigilia della manifestazione di oggi, avverte che poteva esistere il pericolo di "infiltrazioni e violenze" nel corteo della Cgil e si preoccupava di avvertire i "giornali" della cosa!!

SCIOPERO3.jpgI giornali!! Mica il Capo della Polizia, il Questore... e magari pure la Cgil!! No, rilascia interviste ai giornalisti!! Non usa cautela, attenzione. Non pianifica con il Capo della Polizia, il Questore e coinvolgendo anche la Cgil, un piano di controllo e verifica di eventuali "prove" in suo possesso, non appronta un piano di indagine e prevenzione!! No, rilascia interviste e dice "attenti alle infiltrazioni ed alle frange estremiste".

SCIOPERO4.jpgSiete voi gli "infiltrati"! Voi che sedete in un Parlamento ed in un Governo, incaricati dalle vostre segreterie di partito!! Siete voi le frange "estremiste" che state portando questo paese allo sfascio, dividendolo. Siete voi, coloro di cui noi comuni cittadini dobbiamo "temere" e non di una manifestazione di gente che non ce la fa più a vivere il quotidiano, che vede i propri diritti attaccati, il futuro sempre più triste e incerto, la Costituzione stravolta, le libertà individuali soppresse... ed i farabutti come voi girare tranquilli per il Paese, sedere in Parlamento e nel Governo, tutelati da leggi fatte apposta per voi!

Siete voi coloro da cui ci dobbiamo difendere perché "ora che il governo della Repubblica è caduto nelle mani di pochi prepotenti... ma chi? chi, se è un uomo, può ammettere che essi sprofondino nelle ricchezze e che le sperperino nel costruire sul mare e nel livellare i monti, mentre a noi manca il necessario per vivere? Che essi si vadan costruendo case e case, l'una appresso all'altra, e che noi non s'abbia in nessun angolo un tetto per la nostra famiglia?... Per noi la miseria in casa, i debiti fuori, triste l'oggi, spaventoso il domani. Che abbiamo, insomma, se non l'infelicità del vivere?"

Questo, lo diceva Lucius Sergius Catilina, nel corso di un discorso elettorale nel 64 avanti Cristo! In 2.074 anni, sembra cambiato ben poco! Aggiungeva anche, rivolto al popolo:

"Perché dunque non vi svegliate?"

Ecco, signori del governo, sperate sempre che il popolo non si svegli!

14/10/10

VIOLENZA D.O.C.

Avetrana (Bari): quindicenne uccisa e poi violentata dallo zio che, dopo, occulta il cadavere gettandolo in un pozzo.
Bologna: diciannovenne muore in discoteca dopo aver assunto un cocktail di alcool, chetamina e anfetamine.
San Giuliano Terme (Pisa): diciannovenne uccide il padre (primo maresciallo dell'aeronautica) con decine di coltellate e colpi di spranga. Poi, chiama i carabinieri e racconta di un'aggressione ad opera di extracomunitari.
Milano: tassista viene aggredito per aver investito un cane. Finisce all'ospedale in coma.
Valderice (Trapani): Abusa sessualmente della figliastra per nove anni. Manette ad un uomo nel Trapanese. La ragazza, oggi ha 16 anni.
Roma: ventenne aggredisce una donna nella metropolitana di Anagnina, per futili motivi. Indifferenza di molti passanti. La donna è in coma.
Roma: fa prostituire la figlia di 15 anni e assiste in auto. Arrestata dai carabinieri.

Questi, sono alcuni fatti di cronaca nera accaduti negli ultimi 10 giorni. Uno spaccato che da Nord a Sud rivela una spirale di violenza diffusa e di degrado sociale, dove i protagonisti della stessa sono dei "civilissimi italiani". Ma se andiamo indietro nel tempo, scopriremo che ce ne sono molti altri di episodi simili, quasi ogni giorno, relegati in brevi cronache locali. Notizie quasi nascoste, a differenza di altre che hanno avuto, in passato, l'onore della prima pagina nazionale. Mentre scrivo, giungono alle mie orecchie altre notizie dal TG di Sky: San Nicandro (Bari) bracciante uccide la moglie; da un paese di cui non ho afferrato il nome, un anziano pensionato infastidito dai cani che abbaiavano continuamente, uccide la madre e ferisce gravemente la figlia. Infine, ciliegina sulla torta, in un paesino vicino Napoli, 6 uomini armati irrompono in un ristorante dove era in corso una "festa di famiglia", massacrano di botte un uomo e ne feriscono gravemente un altro. La colpa? Uno di loro aveva rimproverato alcuni bambini per l'uso di una giostrina, presente all'interno del giardino del ristorante! Le immagini riprese da una telecamera interna, fanno vedere donne e bambini terrorizzati che fuggono, mentre alcuni uomini pestano selvaggemente altri. Ancora notizie che hanno come protagonisti "civilissimi connazionali".

Si diceva che avevamo fatto entrare una gran quantità di gente a cui non eravamo in grado di dare degna assistenza, creando così dei disadattati. Si diceva che, tra gli stessi, avevamo fatto entrare anche un nutrito gruppo di delinquenti. Si diceva, ancora, che avevamo fatto entrare troppi extracomunitari le cui abitudini di vita, i cui valori, la cui cultura contrastavano con i nostri costumi. Si diceva che noi eravamo delle vittime e che era necessario reagire. A modo loro, hanno anche reagito.

Si diceva che non è cultura considerare i figli e le mogli come proprietà del marito; che non è cultura mandare all’ospedale una figlia che non vuole sottostare alle "tradizioni" di famiglia; si diceva che comprare spose bambine non è cultura ma è obbrobrio; che tutto ciò che non fosse "conforme" ai nostri costumi, alle nostre leggi ed alle nostre tradizioni non doveva essere accettato. Lo si afferma ancora.

Chi provava ad obiettare, ricordando che la violenza nella nostra società ha origini ben più profonde e radicate, nascoste in un tessuto sociale ed in una cultura che con gli "extracomunitari" non aveva nulla a che fare, era definito uno stolto, uno che minacciava le nostre tradizioni, la nostra cultura e l'unico scopo che aveva era quello di perseguire l’appiattimento verso il basso della nostra società, minando lo sviluppo della stessa in nome di una visione multiculturale e multirazziale. Si veniva definiti come appartenenti a certi ambienti salottieri e pseudoculturali di sinistra, dove venivano professati assurdi ideali. Ancora oggi, sono in molti a pensarla in questo modo, ignorando i fatti di casa nostra su cui, invece, tacciono bellamente.

Questa bella cronaca "italiana d.o.c.", come la vogliamo definire? Questa variegata e copiosa dimostrazione di cultura e tradizioni italiche, che roba è? Vogliamo esportarle queste perle di "civiltà" nostrana, insieme alla mafia, alla pizza ed alle barzellette del Premier?

Signori, voi che in passato vi siete dilettati ad esercitare la "critica senza se e senza ma", avete fallito anche in questo. Non è l'unica delle idee che avete sostenuto, in passato, ad essere fallita. Il bene ed il male non si riconoscono dal colore della pelle, dalla lingua che parli, dalla religione che professi o dalla nazione cui provieni. Il male, è nella nostra società da molto prima che arrivassero gli "stranieri", è un male profondo che ci affligge oramai da parecchio e che continua a fare vittime nell'indifferenza quasi totale. E' nel diffuso sentimento di far parte di un Paese dove ad imperare è il qualunquismo, l'ipocrisia e l'egoismo... quando non razzismo e xenofobia; è nell'aver preteso di difendere la nostra storia e la nostra cultura per scopi che con le stesse non avevano nulla a che fare; è in una società strutturata in modo tale che il "più forte"  è autorizzato a schiacciare il più debole, cominciando dalle donne e dai bambini; è nell'aver consentito che si formassero, nella nostra società, sacche di degrado culturale e sociale sempre più estese, ignorate ed emarginate che provocano, queste si, schiere interminabili di disadattati.

Adesso, che farete? Invocherete l'esercito o ci penseranno le ronde?

Propongo: riflettete che è meglio!

11/10/10

FERMARSI

Fermarsi. Smettere di vivere con l'affanno del lavoro, della rata del mutuo, della macchina, della scuola dei figli, delle tasse, delle bollette. Smettere di vivere con l'affanno per le necessità quotidiane, di vivere per consumare il superfluo, di vivere per rincorrere le luci scintillanti del nulla sociale. Smettere di far girare la nostra vita a vuoto, di non fermarsi mai, di sopravvivere!

 

Farfalla.jpg

Fermarsi per osservare, ascoltare, pensare. Osservare il magico volo di una farfalla, aspettando pazienti che si posi su un fiore. Ascoltare i suoni della natura che ci sta attorno, pensare a quanto magnifica sia la stessa, nelle sue molteplici manifestazioni. Senza fretta, senza affanno, prolungare quell'attimo magico, rendere eterna l'unione tra noi e la stessa.

Falena.jpgFermarsi per non vivere più come lo schiavo migliore, quello che pensa di essere libero di poter scegliere. Cosa potremmo mai perdere, se ci fermiamo? Avremmo comunque notato quella "fogliolina" attaccata al telaio di una finestra, se avessimo continuato a correre? Fermarsi ad osservare, ascoltare, pensare. Scoprire che, la stessa, non è una foglia ma una falena! Mirabile creazione della natura, vita notturna simile ad un petalo, ad una foglia.

Stecco.jpg

 

 

 

 

Fermarsi per sognare nuovamente, l'umanità ha smesso di sognare. Sognare ad occhi aperti mentre guardiamo un insetto-stecco, la sua perfezione, l'eleganza delle forme, il mimetismo cui ricorre per rendersi indifferente al mondo che lo circonda. Cambiare e dare un nuovo significato alla nostra vita, alla nostra esistenza come persone e come comunità, tornando a sognare.

Qual'è il limite oltre il quale ci decideremo a cambiare? Ogni tanto un cappio stringe un po più la nostra esistenza, ogni tanto perdiamo un diritto mentre siamo sempre meno consapevoli e la luce diventa sempre più debole. Quanto sopporteremo ancora? Quando smetteremo di considerare la vita come merce, chi paga può permettersela?

Quando smetteremo di credere che questo "sistema" sia l'unico possibile e che una vita da schiavi, non è disprezzabile? Quando ci accorgeremo che la nostra terra è massacrata, che i princìpi della civiltà stanno scomparendo, che la democrazia è moribonda, le mafie imperanti, le nuove povertà dilaganti e la nostra vita sempre meno consapevole?

Quanto abbiamo perso, fino ad oggi? Quando smetteremo di sopravvivere, credendo di vivere? Fermarsi per osservare, ascoltare, pensare.

(Le foto, sono il risultato che ho ottenuto, provando a fermarmi per osservare, ascoltare, pensare)