23/12/10

AUGURI

Si avvicina la fine di un altro anno ed è il momento di scambiarci gli auguri. E' anche quello in cui si "tirano le somme" di un periodo che si appresta a finire e si formulano nuovi propositi, in vista di un altro che inizia.

 

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Personalmente, credo stia vivendo in una società confusa, nella quale non mi riconosco ed in cui vivo male. Molte delle vicende accadute in questo anno, mettono in dubbio il valore del modello sociale da noi creato.

Un modello, dove l'apparire è più importante dell'essere, dove il consumo è sinonimo di successo, dove l'io prevale sul noi, dove la conflittualità è alla base della vita sociale, dove la poesia è una perdita di tempo, dove la cultura è distrutta, dove i simboli diventano fede ed i princìpi vengono sconfessati.

Sempre più persone vivono uno stato di bisogno, la crisi economica per noi sembra non avere fine, sempre più poveri ed emarginati affollano le nostre città.

Soprattutto, è difficile fantasticare sul futuro perché, semplicemente, quello che si intravede provoca terrore.

Sarebbe bello poter immaginare un mondo nel quale i singoli comportamenti si sono modificati ed il pensare ed agire degli individui non è più basato sugli interessi personali ma è indirizzato al bene comune, in una filosofia globale che investe sugli esseri umani e sul rispetto del pianeta in cui viviamo.

Sarebbe bello immaginare di vivere in un sistema più equo, dove le distanze tra ricchi e poveri non sono infinite, dove la solidarietà, la salute, la cultura ed i diritti umani sono prioritari.

Sarebbe bello ed è quello che mi auguro e che vi auguro: una rinnovata fiducia nel futuro.

Auguri di Buone Feste a tutti.

19/12/10

ATTENTI AI RAGAZZI

Dopo aver pubblicato il precedente post "Attenti Ragazzi", nato sull'emozione suscitata dalla grande manifestazione studentesca del 14 dicembre, quella parte di manifestazione che ho visto sfilare sotto le finestre del mio ufficio, è stato il momento di riflettere su alcuni aspetti della stessa che, secondo me, non sono da sottovalutare.

 

 

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Parlo della violenza che ha infiammato la seconda parte della manifestazione, di cui non sono stato spettatore diretto ma che, come tutti, ho appreso seguendo la cronaca in rete o su qualche notiziario in TV. Ciò che è successo ha provocato un acceso dibattito nel Paese, a volte polemico e antipatico. Un esempio per tutti può essere l'alzata di testa del ministro della difesa, durante la trasmissione Annozero, contro un gruppo di studenti presenti nello stesso studio. Una botta da matto che è stata riprodotta in un infinito numero di video che affollano la rete, con commenti non proprio lusinghieri all'indirizzo dello stesso.

Su quella manifestazione e sugli incidenti che sono seguiti mi sono espresso anche io, lungi dal voler ricordare o imporre "dogmi" o verità che non potessero essere messi in discussione. Ad imporre, bastano i regimi totalitari o tendenzialmente tali. Totalitari come il marxismo ed il nazionalsocialismo, nei quali un capo indiscusso enunciava la regola e imponeva la dottrina, ed ogni dissenso agli stessi era perseguito.  Tendenzialmente totalitari come alcuni sistemi basati sull'attuale liberismo. Anche questi, per molti aspetti diffondono dogmi camuffati dietro il princìpio che la volontà della "maggioranza" sia prevalente. Il berlusconismo, ne è un tipico esempio. Nel tempo, sono state diffuse le regole e la dottrina del capo forte e indiscusso, a cui la maggioranza dell'opinione pubblica si è "piegata", e non è in senso figurato che cito quel gesto. Oggi, l'opposizione ed il dissenso nel nostro Paese sono demonizzati, in nome di una "maggioranza" che pare debba prevalere!! Pare.

Ma non è di questo che vorrei riflettere ma di un altro aspetto delle polemiche che sono seguite alla manifestazione e, in particolare, nel voler individuare un colpevole delle violenze accadute, da perseguire e condannare. Abbiamo assistito a vari dibattiti ed ascoltato gli inviti, da più parti rivolti ai movimenti studenteschi, di dissociarsi da quelle violenze, dichiarazioni peraltro diffuse spontaneamente dagli stessi subito dopo quei fatti. Tutti abbiamo ascoltato le polemiche seguite alla "scarcerazione" dei fermati ed abbiamo saputo dell'intervento degli ispettori del ministro della giustizia che, incredibile, vuole tutelare noi "cittadini"!! Incredibile!!

Il filo conduttore di questi dibattiti e di ciò che sta avvenendo intorno ai manifestanti, secondo me, non solo è sbagliato ma anche pericoloso! Chi si è preoccupato di capirne di più, si sarà reso conto che il "colpevole" non è un gruppo di facinorosi, non sono i fantasmi del "blocco nero" evocati ogni volta che avvengono fatti di guerriglia urbana, non sono gli infiltrati che pure ci saranno stati da ambo le parti. Peraltro, sarebbe ora che si facesse chiarezza sul ruolo e sui compiti degli infiltrati di pubblica sicurezza e sul perché, quando un manifestante viene bloccato e reso inoffensivo, ci siano appartenenti alle forze di polizia che continuino ad infierire sullo stesso con manganelli, schiaffi e minacce verbali.

Chi ha guardato le foto degli incidenti, si sarà reso conto che dietro la "prima linea" che dava l'assalto ai mezzi ed agli uomini di pubblica sicurezza, c'erano migliaia di studenti che "facevano il tifo" e incitavano gli assalitori. La stessa scena, si conferma in tutti i luoghi in cui si sono verificati gli scontri! Quindi, e questa è una prima constatazione che va fatta, non c'è un colpevole o un gruppo di colpevoli. C'è, invece, un movimento, costituito da migliaia di giovani, che ha partecipato attivamente agli scontri o sostenendo gli stessi. Se si "sostiene", significa che si è convinti di ciò che qualcun'altro sta facendo, condividendone le modalità.

Estremamente sbagliato, secondo me, sarebbe limitarsi a condannare questo "genere" di manifestazioni senza porsi la domanda del "perché" delle stesse. Quando un fenomeno come la violenza dilaga così diffusamente, sostenuta o praticata in prima persona, è necessario chiedersi quali siano i motivi che sono alla sua origine e non limitarsi ad evocare "regimi" speciali! La storia insegna che condanne e regimi possono ben poco, quando a ribellarsi è un popolo intero! Individuare i motivi di tale malessere è di vitale importanza, se non vogliamo assistere a nuove, devastanti e più diffuse forme di violenza. Una volta compreso, naturalmente, è necessario rimuovere i motivi che alimentano tale violenza.

Oggi, devo constatare che vasti strati dell'opinione pubblica più che riflettere, alza la voce per condannare. Intendiamoci: sono sempre contro la violenza e sono convinto che perseguire gli stessi scopi con la "ragione" sia possibile. Peraltro, sono anche disposto ad ascoltare chi ritiene che "il dogma del pacifismo" sia morto! Vorrei che gli stessi mi spiegassero come è possibile perseguire la violenza, come sistema di protesta.  Comunque, è indubbio che limitarsi a condannare, ripeto, non solo è sbagliato ma anche pericoloso.

Purtroppo, e questo è ancor peggio di ciò che pensa l'opinione pubblica, chi si sta muovendo su una linea giustizialista e repressiva è l'attuale Governo, sempre più lontano dalla realtà del Paese, chiuso nei suoi palazzi difesi dalla forza pubblica. Un Governo che fa finta di non vedere il malessere che pervade la società, sordo all'insoddisfazione gridata da più parti, incapace di mediare, di ascoltare, di eliminare le "tensioni" che sempre più si diffondono, rimuovendo le cause che generano le stesse, potrebbe essere destabilizzante per l'intero Paese! Le responsabilità di questo Governo sono talmente gravi che sarebbe stupido oltre che inutile negarle e prendersela solamente con chi vuole fare la "rivoluzione" con la violenza.

15/12/10

ATTENTI RAGAZZI

Ieri mattina da una posizione privilegiata, una finestra da cui si vedeva tutta Piazza dei Cinquecento e parte di Via Cavour, ho assistito per quasi tre quarti d'ora allo scorrere del vostro magnifico corteo. Un fiume in piena, interminabile, colorato, rumoroso. Eravate veramente tanti, provenienti da tutte le scuole non solo di Roma. Mentre con un orecchio ascoltavo Rai News che dava notizie sul dibattito alla Camera, sorridevo guardando i vostri volti e mi emozionavo ad ascoltare i vostri slogan gridati all'indirizzo di questo maledetto Governo e della ministra Gelmini! Gridavate la vostra richiesta di certezze, futuro e tranquillità. Protestavate per rivendicare il vostro diritto alla vita!

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Ho provato tenerezza nel vedere i vostri volti innocenti e arrabbiati. Innocenti, per un'età che per molti di voi era veramente distante dalla mia!  Arrabbiati, per una politica corrotta, per un Paese da basso impero, per una scuola che non insegna e non educa, per un sistema sociale che emargina. Vi guardavo e pensavo che noi, noi adulti, abbiamo fallito! Abbiamo costruito un Paese che invecchia e non da ai giovani alcuna prospettiva. Abbiamo ceduto la nostra vita privata, pubblica, politica, economica e culturale ai rappresentanti di cosche, di cricche, di caste e lobby.

Noi adulti, abbiamo chiuso gli occhi e tappato le orecchie, rifiutando di opporci a coloro che costruivano un Paese che non è per i giovani e nel quale, noi adulti, viviamo un malessere dal quale non sappiamo liberarci. Avete sacrosanta ragione a far sentire la vostra rabbia. Ribellatevi, fate la vostra rivoluzione per far saltare il sistema che in ogni campo impedisce a voi giovani di emergere e conquistare un futuro.

Ma, se mi è consentito, vorrei darvi un consiglio: perseguite una rivoluzione non violenta. L'obiettivo di cambiare il costume politico e sociale, l'economia, le regole scritte e anche quelle non scritte, può e deve essere perseguito solamente attraverso quei comportamenti legali, individuali e collettivi, che favoriscono un cambiamento di psicologia, di mentalità, di cultura e di valori morali, in modo da creare le condizioni che favoriscono il mutamento, appunto, del costume politico, sociale e dell'economia di questo Paese amorale ed allo sfascio.

Attenti ragazzi perché è già successo, in passato. Un passato che ha visto le istanze più genuine di un movimento di protesta giovanile, indirizzate verso sbocchi violenti da ideologie fanatiche e cattivi "maestri"! Individuate subito qual'è il confine tra ribellione e violenza e non oltrepassatelo. Quando tra voi cominciano a muoversi gruppi che somigliano "stranamente" a bande criminali addestrate allo scontro fisico ed al pestaggio, "stranamente" a conoscenza delle tattiche di guerriglia urbana e che, ribadisco ancora una volta, "stranamente" agiscono pressocché indisturbate se non tollerate, ragazzi cominciate a preoccuparvi perché tutto questo può significare che è in corso la "delegittimazione" della vostra protesta!

E' già successo in questo incomprensibile Paese che dal ventennio fascista sembra non ne sia mai uscito. Si "costruisce" gradualmente un clima di tensione, così da provocare una reazione ed una sola domanda da parte dell'opinione pubblica: ordine. Si favorisce la destabilizzazione per stabilizzare. Stabilizzare, in questo nostro Paese, spesso ha avuto un solo significato: repressione! Attenti ragazzi, qualcuno potrebbe mandarvi al macello perché nulla cambi. E' un film già visto!

Da parte mia, un adulto, vi prometto che, nel mio piccolo, continuerò ad impegnarmi come ho fatto fino ad ora, anche per dare spazio al vostro mondo giovanile che non vuole rassegnarsi. Siete l'unica speranza di un po di aria fresca, in questo decrepito e corrotto Paese.

12/12/10

TEMPO LIBERO

Pochi giorni fa l'amica Tina ricordava, in un post dal titolo "80 anni e rompe, quando il sempre meno comprensibile Pannella, nel sostenere la legge che innalzava l'età pensionabile, si scagliò contro coloro che potevano andare in pensione a 57 anni, definendoli "i ladri che vanno in pensione a 57 anni e poi non sanno che cazzo fare tutto il giorno". Da quel momento, il Pannella mi risultò particolarmente indigesto e ancor oggi che l'obiettivo della mia "pensione" si allontana e diventa sempre più incerto, nel guardarlo o nell'ascoltarlo provo un fastidio che è viscerale! Che cazzo facciamo? Passa di qua che ti faccio una lista di ciò che si potrebbe fare in "pensione" che neanche i prossimi 100 anni di vita, ti bastano!

Ho approfittato di un personalissimo "ponte" dell'8 dicembre, personalissimo perché necessario per "recuperare" le ore di straordinario non pagate (capito, Pannella??), per dedicarmi ad un sogno! Fare il pensionato! 5 giorni senza l'incubo della sveglia alle 6.20 del mattino, dei 30 chilometri di traffico caotico da affrontare con ogni condizione di tempo, di una tessera da beggiare, di pause pranzo, di colleghi nauseanti, di un lavoro insulso, di un dirigente ignobile, di ore da trascorrere in un baraccone di ministero. 5 giorni padrone del mio tempo al 100% e libero di poter rimandare qualsiasi impegno, preferendo il divano, una buona lettura oppure non far nulla.

CATASTA.jpgIn realtà, più che rimandare, in quei giorni ho impiegato il tempo per fare quelle cose che, normalmente, trascuro per lavorare! Ecco che si è materializzata, in meno di due giorni, una bella catasta di legno di quercia, fatta a pezzi a colpi di ascia. A metà settembre dovetti chiamare d'urgenza una ditta specializzata, per far abbattere una quercia alta circa 10 metri che alla base oscillava! Era una pianta che una decina d'anni fa era stata colpita da un fulmine che spaccò in modo terribile il tronco ed uno dei due rami principali. I proprietari che a quel tempo vivevano nella mia attuale dimora, non fecero nulla per "curarla" e, inevitabilmente, la ferità attirò ogni genere di parassita, tra cui il "rodilegno".

Il rodilegno giallo, è un verme lungo anche 7-8 centimetri e grosso, incredibilmente grosso. Scava delle gallerie all'interno del tronco, minandone la stabilità. Per 3 anni ho provato a combatterlo con prodotti specifici ma, ogni anno, si presentavano nuovamente i segni inequivocabili della sua presenza: segatura alla base del tronco. Due anni fa, feci togliere uno dei due rami principali che era spaccato e feci pulire la ferita del tronco, eliminando tutto il legno vecchio e marcio, per poi sigillarla con uno stucco apposito. Nulla da fare. Quest'anno, alle prime giornate di vento autunnale, mi sono accorto che alla base si muoveva e, quindi, abbatterla è stato inevitabile. La gran quantità di legna che ne ricaverò, riscalderà casa mia il prossimo inverno.

FOGLIE.jpgSempre durante quei magnifici giorni, mi sono dedicato alle foglie secche che coprono il prato. Cominciano a venir giù copiose e, quindi, ho approfittato del tempo bello e asciutto, per raccoglierle e bruciarle. La cenere, ricca di potassio, andrà ad arricchire il mucchio di terriccio ottenuto dal compostaggio dei tagli di prato e di tutti quei residui vegetali derivati dalla pulitura del giardino. Sarà un ottimo terriccio ricco di sostanze organiche e minerali, da spargere sul prato o intorno alle piante da fiore.

RAGU.jpgMa c'è una cosa che nel fine settimana ho voluto fare, al termine di questa magnifica parentesi di riposo. La scorsa settimana l'amico Paolo, del "Giardino di Enzo", aveva raccontato di una ricetta per fare il ragu' che mi aveva incuriosito, perché differiva per alcuni ingredienti a me inediti. C'era, inoltre, una foto di un magnifico tegame ricolmo di quella salsa che solo a guardarla, veniva fame! Detto fatto, sabato mi sono munito di tutto l'occorrente e.... dopo quasi 3 ore, l'alchimia era realizzata. Nettare! Vero e proprio nettare per il palato! Consiglio di prendere nota della ricetta perché è notevole, così come il saggio consiglio da lui fornito e che io caldeggio: una volta a settimana!

A questo punto, per un attimo voglio tornare a Pannella, per rivolgere allo stesso una preghiera: noi non sapremmo cosa fare in pensione? Prova a farti i cazzi tuoi la prossima volta che a come passare il tempo libero, libero soprattutto dal lavoro, ci pensiamo da soli! Poi, voglio dargli un consiglio: tu, semmai, nella prossima vita prova a lavorare, così capirai anche perché per noi la "pensione" è un magnifico traguardo e, soprattutto, prima arriva e meglio è!

09/12/10

A PENSAR MALE...

A PENSAR MALE SI FA PECCATO... MA QUASI SEMPRE CI SI AZZECCA!

 

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Chi desidera approfondire, potrà farlo su IL FATTO QUOTIDIANO anche se, comunque, ne parlano tutti i giornali online. L'alba di una nuova Democrazia Cristiana è vicina! Il Comunismo in Italia è scongiurato! Meno male che il Vaticano.... c'è! Amen!

 

06/12/10

MEGLIO TACERE

Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio - Abraham Lincoln

La morte che si è data Mario Monicelli, sollecita domande personali a cui è difficile dare una risposta. Risposte che dovrebbero arrivare dall'intimo, dalle nostre personali convinzioni, dalla fede che anima la nostra vita, dai princìpi in cui crediamo. Risposte che dovrebbero essere cercate nel silenzio della meditazione. Quel silenzio che, invece, i nostri politici proprio non conoscono! Quegli stessi politici che, nel recente Consiglio dei Ministri del 26 novembre, hanno approvato una direttiva del Ministero della Salute con la quale è stata indetta una "Giornata nazionale degli stati vegetativi". Indovinate in quale data? Il 9 febbraio che, guarda caso, è la data di morte di Eluana Englaro. Si avvicinano le elezioni ed un colpo al cerchio ed uno alla Chiesa, la "botte" della nostra politica, darà i suoi buoni frutti!

Ma non è di etica, biologia, del princìpio di autodeterminazione o della Chiesa che voglio riflettere ma di alcuni commenti "immediatamente" rilasciati dai soliti "rappresentanti del popolo", nel corso di un dibattito svolto alla Camera per commemorare la morte del regista Monicelli.

Per esempio, dell'invito dell'onorevole leghista Erica Rivolta che ha affermato "E’ inaccettabile che da questi banchi si possa fare uno spot sulla libertà di scegliere di lasciarsi morire". E' curioso sentir parlare del sacrosanto valore della vita, da coloro che non spendono una parola per definire "inaccettabili" le morti sul lavoro che fanno del nostro Paese un esempio vergognoso per tutto il mondo civile e moderno. Onorevole, più di 1.000 lavoratori muoiono ogni anno in Italia. I 3 cristi che quotidianamente perdono la vita per mantenere una famiglia e per una vita dignitosa, quando saranno degni della vostra attenzione, con altrettanta passione?

Vale la pena ricordare anche l'accorato appello di un altro onorevole, Paola Binetti dell'Udc, la quale non potendone più ha chiesto "Basta, per piacere, con spot a favore dell’eutanasia partendo da episodi di uomini disperati, perchè Monicelli era stato lasciato solo da famiglia e amici ed il suo è un gesto tremendo di solitudine non di libertà". Onorevole, lei che è così "sensibile" da comprendere la disperazione causata dalla solitudine, quando pensa di dedicare un po del suo prezioso tempo alla solitudine in cui sono stati lasciati tanti piccoli e medi imprenditori che, nel nostro Paese, sono pieni di debiti, con l'acqua alla gola e se non si sono suicidati, com'è già accaduto nell'indifferenza totale da parte vostra, sono seriamente intenzionati a farlo? Mi chiami, ho una lista di amici da suggerirle!

Non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione di far sapere che "c'è anche lui", il Ministro per l'attuazione del programma Gianfranco Rotondi che ha espresso le sue preoccupazioni affermando "Temo che si trasmetta un messaggio non di carità ma di ammiccamento a scelte assolutamente non esemplari, nel senso che non debbono essere un esempio... penso all’impatto che tutto ciò ha sui giovanissimi…". Ministro, è surreale ciò che lei "teme", considerato che il Presidente di quel Consiglio di cui anche lei fa parte, in fatto di messaggi "ammiccanti" e negativi è l'esempio più devastante non solo per i nostri "giovanissimi" ma per il Paese intero. Messaggi che diffonde quotidianamente e di cui si vanta, non avendo nemmeno il buon gusto di nasconderli.

Un altro onorevole leghista, Massimo Polledri, infastidito dai commenti di coloro che provavano a comprendere il gesto di Monicelli, ci risparmia parecchio fastidio stigmatizzando gli stessi in maniera piottosto ermetica "Un elogio del suicidio". Onorevole, se invece di pontificare, lei ed i suoi colleghi seguiste l'esempio di Monicelli dal piano più alto di Montecitorio, tesseremmo lodi infinite alla vostra miserevole storia di parlamentari, ricordandone l'unico gesto "nobile".

Enrico La Loggia, onorevole del PDL, ci fa sapere che "Mai, mai, mai il suicidio ma sempre la speranza, la possibilità di continuare a sperare!" Onorevole, lei ed i suoi colleghi che ci avete privato di ogni speranza, accolga l'invito che ho già rivolto al Polledri, vedrà che tanti italiani cominceranno ad avere nuovamente "speranza" nel domani!

Per concludere, non poteva mancare un altro onorevole del PDL, Rocco Chirlanda, il quale ha affermato "Spero che il suicidio di Monicelli non finisca per costituire un’occasione di mitizzazione di tale approccio alla morte, una sorta di manifesto o la ciclica riproposizione del dibatitto sull’eutanasia". Dibattere sull'eutanasia? Siamo un Paese che rischia di morire per asfissia, provate a discutere di come salvarci invece di diffondere aria fritta! Onorevole, non parli di "mitizzazioni": lei e tutti i suoi colleghi, fate parte di quel partito che è succube di un mito indiscusso e indiscutibile.

La supponenza che oggi esprimono i "rappresentanti del popolo", di rappresentare un’opinione pubblica nella sua totalità, è insopportabile.

02/12/10

SU L'AQUILA E CHI PROTESTA

Ci sono affermazioni che ricorrono spesso negli interventi ai miei post sul terremoto in Abruzzo. E' accaduto anche in occazione del racconto della manifestazione che si è svolta il 20 novembre nella città de l'Aquila. Sono dichiarazioni che ogni volta mi fanno riflettere ma che, sostanzialmente, non riesco a comprendere. Quindi, torno ancora una volta sull'argomento, senza spirito polemico ma solamente perché sono convinto sia utile meditare sulle stesse.

Si afferma, spesso, che l'evento sismico de' l'Aquila è stato "eccezionale". Tale affermazione sollecita una domanda: ma eccezionale, rispetto a cosa? Qual'è la norma da cui il terremoto aquilano ha derogato? L'Italia, è un paese che per il 70% è classificato territorio sismico. Lo stesso sito della Protezione Civile definisce l’Italia come uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo e, sempre a detta della stessa, i terremoti gravi o catastrofici non sono affatto sconosciuti nel nostro Paese.

Dalle prime misure legislative prese dal governo borbonico nel 1783 ed a seguire fino ad oggi, dopo ogni evento catastrofico, sostanzialmente i Governi che si sono succeduti alla guida di questo Paese non hanno fatto una ceppa di tubo per prevenire e mettere in sicurezza il territorio nazionale ed i cittadini che vi risiedono. L'Aquila, è classificata come territorio sismico già da un bel pezzo, eppure sono crollati edifici progettati e costruiti sulla base di quelle norme antisismiche. Non vanno dimenticati i lunghi mesi di avvertimento che hanno preceduto la scossa del 6 aprile, segnali che preoccuparono tutti gli aquilani e solamente loro. Non riesco a considerare "eccezionale" quanto accaduto a l'Aquila.

Non ci riesco, se penso che nel 2006 non fu recepito l'invito dell'INGV di spostare l'Aquila dalla classe 2 di sismicità (media pericolosità) alla classe 1 (alta pericolosità); non posso, se considero che la normativa antisismica viene applicata prevalentemente sulle nuove costruzioni, mentre il deficit di sicurezza è nascosto nelle costruzioni esistenti e per le quali occorrono interventi che vengono ignorati; non posso, perché sono sicuro che è l'inadempienza degli amministratori, la propensione alle frodi nel settore edilizio, l'esistenza di una politica che fa quadrare i conti a forza di condoni che fanno aumentare il deficit di sicurezza.

Non ci riesco, infine, perché penso che in tutti i Paesi che non si definiscono appartenenti al terzo mondo e che sono soggetti a terremoti, si fanno studi e ricerche soprattutto in fatto di "prevenzione". Nei paesi sismici per eccellenza, come il Giappone o lo Stato della California, si costruiscono grattacieli che non vengono giù per un terremoto di magnitudo 6.3. E' possibile, grazie a studi e ricerche, mettere in sicurezza anche edifici così definiti "storici". Basterebbe non vivere in un Paese dove rinvii, condoni e deroghe sono la norma, dove le emergenze sono il normale vivere quotidiano, dove il fottersene è motivo d'orgoglio nonché titolo per governare e certi fenomeni non sarebbe necessario definirli "eccezionali".

Altra questione su cui rifletto spesso: si afferma che questo Governo, per il terremoto in Abruzzo, ha fatto ciò che nessun Governo precedente aveva fatto. Personalmente, non lo metto in dubbi e basta fare una valutazione degli interventi nel breve, medio e lungo termine, per rendersene conto.

E' indubbio che nel "breve termine" l'operare in deroga abbia consentito a circa un terzo della popolazione aquilana di ottenere un tetto sopra la testa. Nel "medio termine", circa 23 mila aquilani sono ancora a carico dello Stato (contributi di autonoma sistemazione, affitti concordati, strutture alberghiere e caserme) mentre si registrano i primi difetti strutturali nelle così dette c.a.s.e., si registrano le prime inchieste per infiltrazioni della criminalità organizzata nella ricostruzione post terremoto della Protezione Civile, si registra un aumento esponenziale dei costi degli affitti, si registra una sempre crescente disoccupazione, si registra il crollo del sistema economico e, cosa non da poco, a due anni dal sisma non esiste un tessuto cittadino e sociale. Nel "lungo termine", infine, probabilmente certificheremo la morte di una città, così come era conosciuta prima del 6 aprile 2009; la perdita di un patrimonio storico ed artistico di inestimabile valore; una devastazione ambientale provocata dai danni del terremoto a cui si sommeranno quelli di una ricostruzione effettuata "in deroga". Infine, costi a carico dello Stato difficilmente quantificabili ma che già oggi, sono enormi. Ora, è lecito denunciare e riflettere su tutto questo oppure il presunto "miracoloso" intervento, taglia le gambe a qualsiasi critica preventiva e postuma?

Sono tante le questioni su cui sarebbe necessario dibattere ma su un'ultima, in particolare, vorrei soffermarmi. Riguarda le "critiche" rivolte a coloro che protestano, anche dal primo momento, colpevoli non solo di "ingratitudine" ma anche di non essere "propositivi". Ho qualche perplessità al riguardo.

Ho spesso partecipato a discussioni dove si dibatteva l'assunto che "lo Stato siamo noi", per dimostrare che "se le cose vanno male" è per la nostra natura disonesta, perché non partecipiamo a quella che è la gestione della cosa pubblica, perché abbiamo la pessima abitudine di delegare gli altri, di dividerci in buoni e cattivi, in destra e sinistra, in campanili e quartieri, salvo poi lamentarci delle decisioni prese da chi, da questa conflittualità, trae profitto governando per proprio tornaconto. Sono, peraltro, pienamente d'accordo con tale pensiero.

Ho anche partecipato a discussioni dove si dibatteva la necessità di tornare ad una "democrazia partecipata", dove il cittadino diventa padrone e gestore della società in cui vive e collabora attivamente con gli individui appartenenti a quella società. Il "politico" persegue gli interessi della società che rappresenta svolgendo la propria attività sulla base degli indirizzi che la stessa fornisce. Argomenti che ho condiviso totalmente.

Alla luce di tutto questo, però, mi chiedo: ma questi magnifici propositi, non valgono per gli aquilani che oggi protestano ed hanno, e come se hanno, proposte che vorrebbero discutere insieme a chi amministra il post terremoto? Non valgono questi concetti per Miss Kappa ed il "popolo delle carriole", per l'Associazione Cittadini per i Cittadini, per il Collettivo 99, per Epicentro Solidale, per coloro che si muovono intorno a l'Aquila Anno 1, per gli associati a La Ciudad, per l'Unione Universitari aquilani, per le volontarie di Terremoto 09 e di tanti altri aquilani?